Il Tirreno

Pontedera

La mia lotta contro il tumore

Mario Marianelli si racconta nel libro "Troppe volte il bisturi"

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 PONTEDERA. Come a volte capita dentro le atmosfere claustrofobiche di certi noir, anche qui il racconto è teso, scandito da frequenti a capo e da un tempo presente che incalza, e le parole sono lucide e taglienti, come il "bisturi" cui accenna il titolo. E tutto funziona, dall'inizio alla fine. Perché la cronaca è una cronaca vera.  In "Troppe volte il "bisturi" ha tagliato il mio corpo" (Tagete Edizioni), Mario Marianelli parla della sua lotta contro il tumore, e, come d'abitudine, lo fa senza sconti, senza mezze misure, senza ricorrere a comode vie di fuga o rassicuranti scorciatoie.  Molto toccanti le prefazioni che tre amici medici, Massimo Papini (primario otorino presso l'ospedale "Versilia" di Viareggio), Pietro Pavone (otorino in pensione) e Maurizio Grosjacques (otorino Usl 5 Pisa), dedicano al "Leone" Mario (come lo chiamano nella sua Pontedera), alla sua tenacia caparbia. Papini, affiancherà Marianelli durante la presentazione del volume, domani alle 17.30, in via Valtriani, assieme ai giornalisti Mario Mannucci e Giovanni Pinori e a Valentina Filidei di Tagete.  «Ho avuto la fortuna di conoscere Mario Marianelli in un momento a lui sfortunato», scrive Papini. «Sono purtroppo il responsabile di quella menomazione che ha significato la privazione di un'"arma" per lui troppo importante (la voce), un'arma che lo ha sempre contraddistinto soprattutto contro le ingiustizie di cui è stato vittima. In questo libro si vivono in prima persona le angosce di un uomo che sa di essere affetto da un brutto male, che un atto chirurgico potrebbe risolvere ma che presenta sempre delle incognite legate proprio alla natura del male stesso, quindi si pone la domanda se la mutilazione alla quale andrà incontro può avere un senso. A.L.

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