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Il caso

L’India gli rifiuta il visto turistico: è un giornalista

L’India gli rifiuta il visto turistico: è un giornalista

Pontedera, la disavventura di un cronista: «Sarei andato in vacanza, persi seimila euro di viaggio»

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PONTEDERA. Tre tentativi per ottenere il visto elettronico non andati a buon fine. «Sarà sicuramente il problema della fototessera, che deve essere come quelle dei documenti, sfondo bianco», è la prima spiegazione dell’agenzia viaggi. No: il problema era un altro. La professione, indicata come richiesto nel questionario per ottenere il permesso di visitare il Paese asiatico, di giornalista. È per questo motivo che nei giorni scorsi il dipartimento per l’immigrazione di Nuova Delhi ha bocciato il visto a un cronista di Pontedera, che in India – come indicato correttamente nella domanda – doveva solo andare in vacanza, non certo per lavoro. Facendogli perdere 6. 000 euro spesi fra aerei, pernottamenti e mezzi per gli spostamenti interni.

Ufficialmente, nelle mail di risposta del Governo, nessuna spiegazione. «Ma attraverso il corrispondente indiano di un’agenzia viaggi della provincia di Firenze che ha organizzato il viaggio – spiega il giornalista – è emersa la verità: il problema era la professione e sarei dovuto andare all’ambasciata a Roma, chiedere di un colloquio personale, e spiegare le motivazioni del viaggio. L’aspetto assurdo è che da Nuova Delhi, ufficialmente, non dicono niente, ma ti fanno scoprire le cose in questo modo…». Troppo tardi ovviamente per chiedere di nuovo il visto, anche cartaceo, dato che la partenza sarebbe prevista per domani.

«Dall’agenzia – prosegue – mi avevano per altro suggerito questo iter, quello del visto elettronico. L’ho fatto per tre volte, spendendo 27 euro per ogni tentativo, con lo stesso risultato. Successivamente ho invece parlato con un altro agente, specializzato in visti, il quale mi ha detto che in India è prassi per giornalisti e religiosi essere trattati così. Persone non particolarmente gradite in quella nazione, che devono seguire un iter totalmente diverso per entrare nel Paese asiatico. Io non ho voluto mentire, scrivendo alla voce “Lavoro” la parola “Media”. Questo è il risultato. Non ho avuto alcun problema a entrare in Iran e Giordania, non pensavo di essere respinto dall’India».

Oltre al danno, anche la beffa. Essendo trascorsi i dieci giorni precedenti al viaggio, l’agenzia non rimborsa nulla. «Abbiamo perso tutto, tutta la spesa sostenuta per due persone – conclude il giornalista – mentre la compagnia aerea Finnair, che prevede un risarcimento totale ai passeggeri ai quali viene respinto il visto, si ostina a non rimborsare niente appellandosi al fatto che il mio è un visto elettronico. Per l’India, la richiesta via Internet, come per molti altri Paesi è quella più comune. È chiaro che la maggior parte delle persone scelgono questa possibilità». Al cronista non rimane altro che raccontare la sua vicenda e tentare, in qualche modo, di recuperare (inutilmente) i soldi: «Ho scritto al ministero degli Esteri per segnalare quanto accaduto, perché non è regolare che un cittadino italiano venga trattato in questo modo – conclude – e soprattutto che ci sia discriminazione verso i giornalisti». 

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