Il presidio
Kerron Johnson e Ramagli una sconfitta da dividere in due
Il play ha mostrato ancora una volta un atteggiamento troppo individualistico Discutibile la scelta del coach di far giocare gli italiani a gara ormai compromessa
Dopo tre successi consecutivi la Segafredo Bologna riporta con i piedi per terra la OriOra Pistoia.
Il brusco risveglio di domenica pomeriggio ha fatto emergere ancora una volta i limiti della squadra biancorossa, che di fatto è riuscita a restare in partita meno di dieci minuti.
Il tardivo quando avvincente tentativo di rimonta finale ha solo addolcito l’amara verità di un gap evidente tra i valori delle due squadre. Di sicuro però la reazione della squadra biancorossa è un segnale importante, la dimostrazione che il gruppo, o almeno un parte di esso, è maturato dal punto di vista dell’atteggiamento, cercando di giocare fino alla fine una gara che era già segnata nel suo esito.
La sfida con Bologna inoltre ha evidenziato ancora una volta le difficoltà di Kerron Johnson a gestire i momenti in cui la squadra si trova a dover rimontare passivi importanti e la sua debolezza di idee e soluzioni quando c’è da attaccare difese avversarie che alzano parecchio l’intensità.
Probabilmente non è un caso che Pistoia abbia mosso meglio il pallone quando a gestirlo c’erano in campo un paio tra Dominique Johnson, Bolpin e Della Rosa. Del resto il playmaker ex Belmont University ha palesato ancora una volta la cattiva abitudine di voler risolvere i momenti difficili cercando sempre di fare tutto da solo, una filosofia che raramente ha pagato e che invece molto spesso ha finito per far affossare ancora di più la squadra, con il regista biancorosso impegnato a duellare con tutto e tutti mentre i compagni lo guardavano a mani aperte, in attesa di un passaggio o uno scarico che non arrivava.
Alla luce di tutto questo assume ancora più valore la risposta che il drappello degli italiani ha dato in termini di energia e di voglia nell’ultimo periodo della sfida con Bologna. Il dubbio, che tale è destinato a rimanere, riguarda soprattutto i primi tre quarti di gara, durante i quali il plotone degli indigeni della OriOra ha messo insieme appena 11 minuti.
Visto il loro contributo e le difficoltà iniziali degli stranieri, forse chiamare i ragazzi in campo prima avrebbe potuto evitare che il passivo diventasse così pesante e irrimediabile. Dall’altro canto però bisogna dire che con l’intensità e la fisicità mostrata dalla Virtus nei primi trenta minuti faticavano anche gli americani di Pistoia, complicato quindi pensare che potessero farcela gli italiani biancorossi, spesso anonimi e poco incisivi nelle prime giornate di campionato.
Coach Ramagli le ha definite scelte tecniche, legittime, al pari di quella di lasciare in panchina per quaranta minuti Severini. Di sicuro però hanno in parte pesato, così come hanno pesato i tanti errori da sotto dei biancorossi che in attacco e in difesa nei primi venti minuti hanno sbagliato tanto, anzi troppo. Lussi che questa squadra non può permettersi contro avversarie lunghe e talentuose come Bologna.
Adesso ci sarà una settimana piena per preparare al meglio la trasferta di Torino, sperando almeno di aver fatto tesoro degli errori commessi questa domenica. –
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