Il Tirreno

Pistoia

«Con la vittoria via insicurezze e sfiducia»

di Tiziana Gori
«Con la vittoria via insicurezze e sfiducia»

Esposito: Pistoia si rilancia nella lotta per i playoff

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PISTOIA. «La squadra è viva, ci crede. Non era, è, soprattutto una questione di fiducia. Quando il roster è ridotto, hai giocatori giovani e sono costretti a tirare la carretta per 3/4 della stagione c’è un momento di flessione che può essere non solo tecnica ma anche fisica e psicologica». In questi casi, commenta Vincenzo Esposito a fine gara, la vittoria è quella che fa scomparire dolori fisici e insicurezze. «Ti fa riconciliare con il pubblico. Avevamo bisogno di una vittoria».

È arrivata nella maniera migliore possibile, perché non è stata una partita in discesa da subito: «Avevamo contro una squadra che, nonostante la classifica, è imbottita di buoni giocatori. Bologna non sta vivendo una stagione felice, ma non è di categoria inferiore. Soprattutto aveva bisogno di vincere contro di noi per tirarsi fuori dalla lotta per la salvezza. I ragazzi hanno fatto una buona partita, con cose pregevoli da un punto di vista tecnico, ma credo - aggiunge - che si sia vista di nuovo la capacità di reazione nei momenti di difficoltà che è stato il nostro punto di forza nella prima parte della stagione.

Speriamo che la vittoria con la Virtus dia lo slancio psicologico per tornare ad avere fiducia. Abbiamo bisogno di credere in noi stessi per finire bene una stagione che io, comunque, ho sempre definito incredibile».

Ora lo staff biancorosso concederà un paio di giorni di riposo e poi inizierà la preparazione in vista dello scontro diretto con Venezia lunedì sera. L’Umana è due punti sotto in classifica rispetto a Pistoia.

Coach Esposito, cosa gli è piaciuto di più della partita con Bologna?

«In attacco abbiamo giocato con un buon ritmo, ci siamo cercati passandoci la palla. Ho visto buone cose. Ma avevo chiesto ai ragazzi di mettere la sfida sui nostri binari giocando in difesa. E credo che nei momenti più duri siamo stati capaci di riportarla dove volevamo giocando in difesa. Da lì abbiamo potuto gestire con maggiore serenità l’attacco».

Chi più, chi meno, tutti i giocatori hanno messo un mattoncino alla causa...

«Deve essere la nostra forza. Un esempio è Marco Di Pizzo, un diciottenne che non ha saltato un allenamento e non ha avuto paura di entrare in campo i primi 3 minuti e mettersi contro Pittman, senza subire più di tanto. Lo stesso vale per Amato e Lombardi. Due ragazzi che nell’ultimo mese avevano sentito il periodo no. È normale a quell’età. Hanno abbassato la testa, hanno continuato a lavorare e stasera, spero possa rappresentare la partita della ripartenza. In particolare per i giovani».

Qual era l’idea che ti ha portato a schierare Di Pizzo dall’inizio?

«Pittman non ha una durata fisica enorme, riuscire a portargli via qualche minuto di energia usando un giocatore che poi, a livello di falli, non mi costava durante l’arco della partita, permetteva a Kirk di vedere il tipo di rotazioni difensive. Una volta che fossimo andati da lui in post basso, questo ci aiutava. Non abbiamo mandato dentro un bambino dicendogli “picchia Pittman”. L’idea era anche tecnica: permettere a Kirk di controllare, da fuori, che tipo di rotazioni eseguivano nel momento in cui andavamo su un lungo.

Di Pizzo non sarà Kirk, ma gioca da numero 5. L’idea tecnica era la stessa, giocando con l’uno o con l’altro. Diciamo che, al momento, Kirk è a un livello superiore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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