Coach Moretti non accetta il passivo così pesante
Il tecnico del Pistoia Basket elogia i biancorossi che hanno lottato fino alla fine nella sfortunata trasferta di Sassari
PISTOIA. Bastone e carota. Così Paolo Moretti commenta la prova della sua squadra sconfitta a Sassari, alla fine con un passivo fin troppo pesante per una gara comunque vinta meritatamente dal Banco che ha fatto vedere le grandi potenzialità offensive di una squadra che non per niente ha il miglior attacco del campionato. Se da una parte il tecnico biancorosso evidenzia gli errori «che non dovevamo, né volevamo commettere nel secondo quarto» perché la squadra ne faccia tesoro verso la nuova insidiosa trasferta di domenica prossima a Cremona, dall’altra sottolinea che comunque «l’aver lottato fino alla fine, nonostante un passivo importante è nel dna della squadra ed è giusto dargliene atto».
Potrebbe sembrare un discorso partigiano, da parte di un tecnico che sente sempre più sua una squadra faticosamente corretta durante la stagione, ma mai come stavolta le parole di Paolo Moretti sono condivisibili. Perché non è facile ripartire dopo esser stati travolti da 10 bombe (tante ne ha messe Sassari dal 10’ al 23’ minuti) e provare in ogni modo a riaprire la gara, nonostante le rotazioni contate e le pesanti assenze di Cinciarini e Magro. «La partita di Sassari sarebbe stata difficile anche in condizione diversa con tutta la rosa a disposizione- dice il tecnico biancorosso dopo il match del PalaSerradimigni- noi comunque non ci siamo presentati in cattive condizioni perché chi è andato in campo, stava bene e ha giocato. Non è giusto, né legittimo parlare delle assenze. Diciamo invece che hanno pesato degli errori che non dovevamo, né volevamo commettere. Errori che, contro una squadra come Sassari, paghi a caro prezzo».
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E’ la squadra del secondo quarto, quella che ha subito un 30- 17 di parziale, che a Moretti non è piaciuta per niente. «Dovevamo stare attenti alle palle perse - continua il tecnico biancorosso - lo avevamo detto e ridetto in settimana. Dovevamo gestire meglio la fase offensiva e non concedere a loro quei tiri in campo aperto che li esaltano come poi è successo. Noi invece non abbiamo più attaccato l’area come avevamo fatto nel primo tempo, non abbiamo più avuto tempo, concentrazione e forza mentale per stare lì, buttando via anche 3-4 palloni in contropiede che contro squadre come Sassari paghi».
«Sull’inizio del terzo quarto - continua Moretti - sinceramente hanno influito più i loro meriti, hanno messo canestri di altissimo livello ma noi abbiamo sbagliato quando li abbiamo fatti accendere». Dieci minuti di equilibrio, quindici di dominio sardo e gli ultimi quindici di coraggiosa lotta della Tesi Group per provare a rimettere in piedi i cocci: la gara della Tesi Group in Sardegna è stata questa. Ma sul generoso finale dei suoi ragazzi, Moretti spende volentieri due parole.
«Non è vero che non conta - chiude il tecnico biancorosso - conta eccome perché aver lottato anche con un passivo pesante, fa parte della natura di questa squadra. Il fatto di non aver mollato mentalmente nel momento più nero a me è piaciuto. Ora c’è da far tesoro degli errori per le prossime gare perché il campionato è aperto e nessuno regala nulla. Sappiamo di dover lottare per non fare passi indietro».
Sul fronte sardo, Meo Sacchetti commenta la gara e la super prestazione del figlio Brian con la sua puntuale ironia. «Il record italiano di Brian - dice il tecnico del Banco- il babbo però una volta ne aveva fatti 36. A parte le battute, è in fiducia e siamo contenti. I suoi canestri insieme a Logan hanno chiuso una partita in cui Pistoia ha avuto il merito di non mollare mai, mentre noi dopo il break importante del secondo quarto, ci siamo un po' addormentati. Pensavamo già alla prossima partita, mentre invece a questi livelli basta un attimo per crearsi problemi. Meno male che avevamo più di 20 punti di vantaggio». Ed è una chiusura galante per confermare anche l’analisi del tecnico biancorosso che ha tenuto a ribadire che la sua squadra, pur sconfitta, ha avuto il merito di giocarsela fino in fondo.
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