Gibson, l’uomo di ghiaccio dalla lunetta è il numero 1
Da inizio campionato la guardia Usa della Tesi Group ha infilato 35 liberi su 36 mettendone dentro 26 consecutivi: nessuno in Serie A sta facendo meglio di lui
PISTOIA. Non ha numeri da extraterrestre, anzi, Kyle Gibson nelle prime nove gare ha viaggiato su cifre piuttosto “normali” per un pubblico che era abituato a guardie americane come Joe Forte, Dwight Hardy e Antonio Graves. Oltretutto, il serioso esterno di Los Angeles, con il suo look casual rischierebbe di passare inosservato nell’estroversa pattuglia americana della Tesi Group colorata da tatuaggi e chiome folte se non fosse che nelle ultime due vittorie casalinghe con Pesaro e Varese è stato decisivo.
Dalla maratona in campo contro la Vuelle (54' su 55') alla gara perfetta contro la Cimberio: così l’ombroso esterno californiano sta diventando sempre più un pilastro della squadra di Moretti, che, come ha detto il viceallenatore Fabio Bongi, lo ha conosciuto in questi mesi come un gran lavoratore in allenamento. E ora, come un diesel, piano piano, anche il pubblico e gli avversari si stanno accorgendo delle sue potenzialità. Determinato e concentrato, Gibson, domenica, nella super gara contro Varese (20 punti in 34' di utilizzo, anche stavolta è stato il più spremuto da Moretti), ha allungato il suo personale record di miglior tiratore di liberi del campionato, con 35 centri su 36: 97,2% di realizzazione.
Non solo, con il 6/6 di domenica dalla linea della carità, il ventiseienne figlio di un allenatore di basket di high school, fan di lunga data di Kevin Garnett e fresco tifoso di Paul Pogba, che l'ha portato a scegliere la Juventus come squadra del cuore in Italia, ha allungato la striscia senza errori dalla lunetta: 26 liberi filati.
Sei i centri contro Varese dalla lunetta, 4 a Siena, 3 con Pesaro, 4 con Cremona, 1 a Milano e 6 a Sassari senza sbagliare mai. L’unica macchia a questa percentuale è il 3/4 in casa con Avellino, alla seconda giornata, perché anche al Pianella di Cantù, alla prima giornata, aveva messo a segno un importante 7/7. Glaciale dalla lunetta, come glaciale rimane il suo volto per tutta la gara: anche in questo Gibson è un americano atipico tanto da meritarsi il soprannome di “uomo che non ride mai” in netto contrasto, ad esempio, con Deron Washington, che ha abituato a balli sfrenati per festeggiare i canestri più importanti. Il carisma insomma non è solo questione di urli e gesti plateali, almeno secondo Kyle, che domenica ha fatto sembrare dei principianti i vari Clark e Banks, gente con curriculum decisamente più forbiti di lui.
Gibson è il secondo assist-man della squadra dopo Brad Wanamaker (6º assoluto dell’A1 con 4,1 passaggi riusciti a gara): con i suoi 3,2 assist a match (6 quelli contro la Cimberio, ad imbeccare le giocate di Johnson e la mano calda di Washington dalla lunga) è nei migliori 30 passatori della categoria. Numeri in crescita, come in crescita è sembrata Pistoia.
Elisa Pacini
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