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È Pagni il simbolo di un Montecatini tutto fatica e sudore
La vittoria di domenica contro la Fortitudo è un concentrato della pallacanestro insegnata da coach Federico Barsotti
MONTECATINI. E’ molto probabile che i ragazzi delle giovanili, quando immaginano una carriera da giocatori di pallacanestro, non risparmino sui sogni e pensino ai palasport stracolmi di pubblico, alle dirette televisive, agli autografi da firmare e alle maglie azzurre da appendere in camera dentro una cornice di vetro. E’ giusto così: nessun bambino sogna di diventare Pasquale Bruno o Marco Iuliano, traslando la faccenda in ambiente calcistico. Invece, a qualcuno, alla fine, tocca una strada diversa, che da un lato assicura una dose massiccia di fatica, litri di sudore a ogni allenamento, e una buona dotazione di lividi dopo le partite, ma allo stesso tempo permette un posticino sui parquet di mezza Italia anche a chi non è esattamente baciato dal talento di Danilo Gallinari.
E’ una strada che in questo momento passa da Montecatini e che, se andasse intitolata a qualcuno, potrebbe chiamarsi via Barsotti. La vittoria di domenica scorsa con la Fortitudo è stata un concentrato della pallacanestro insegnata dal tecnico montecatinese, che ha corso e saltato per tutta la gara come se toccasse anche a lui strappare i palloni dalle mani degli avversari e poi correre in contropiede dall’altra parte. E’ per questo che i protagonisti delle partite non sempre (o non solo) sono Russo e Giarelli, i due che obiettivamente hanno numeri tecnici superiori al resto del gruppo. Se spesso a far spellare le mani è stato Renato Quartuccio (fresco di convocazione azzurra under 20), con il suo motorino indistruttibile che gli fa macinare chilometri a velocità pazzesche, e se con Piombino era toccato alla coppia Biagini-Caroli ritagliarsi una vetrina personale, stavolta a conquistare il titolo di eroe della serata è stato Giancarlo Pagni.
Non solo perché ci ha messo il solito furore agonistico, ma perché si è ostinato a tentare tiri difficili contro gente più alta, immaginare traiettorie improbabili e cercare spigoli del tabellone che a volte non si mirano nemmeno in allenamento. E il fatto è che, cinque volte su sei, la palla è finita nel canestro. Ogni tanto Giancarlo va anche sopra le righe, come dopo il gioco da tre punti (canestro più fallo subito con tiro libero a segno), quando ha richiamato con apparente aplomb l’attenzione del giocatore che aveva appena battuto, mimando poi con le labbra una dedica che non si può pubblicare, ma che ha fatto piegare dalle risate tutta la tribuna stampa, più che altro per la genuinità toscana.
Alla fine questi ragazzi, poco prima stremati dalla fatica, parevano improvvisamente ricaricati, tanto da inscenare una scivolata di gruppo davanti alla spettacolare curva bolognese, che se l’è un po’ presa. E’ comprensibile, ma i rossoblù vanno capiti: non sono abituati a scenari del genere, e hanno sfruttato l’occasione per rispolverare, una volta tanto, quei sogni di cui dicevamo all’inizio.
«Sono l’unico di Montecatini – ha detto Pagni – e mi ricordo dieci anni fa, quando c’era tanto pubblico in quella curva. Speriamo che la gente torni a fare il tifo per noi».
Così, quando qualche tiro impossibile andrà dentro, i ragazzini terribili ascolteranno il boato e si sentiranno come Danilo Gallinari, almeno per qualche ora.
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