La domenica perfetta dei ragazzini terribili di Montecatini
MONTECATINI. Chissà che avrà pensato Matteo Caroli, diciottenne esordiente in DNB, quando, alla fine di Sporting-Piombino, si è ritrovato fra le mani lo scout della partita perfetta. Chissà se sarà...
MONTECATINI. Chissà che avrà pensato Matteo Caroli, diciottenne esordiente in DNB, quando, alla fine di Sporting-Piombino, si è ritrovato fra le mani lo scout della partita perfetta.
Chissà se sarà riuscito ad addormentarsi, tornato a casa, o se avrà rivisto nella sua testa il film di quei tiri che sembravano stregati, e che andavano sempre a finire nel canestro. 12 minuti, 13 punti, 5/5 al tiro (3/3 da due, 2/2 da tre, 1/1 ai liberi), e una faccia tosta che gli ha consentito di provarci anche con il difensore a pochi centimetri, anche nelle fasi più roventi della gara.
Come se, in quei 12 giri di lancette, quei diciott’anni fossero diventati trentasei, come se l’esperienza di una carriera lunga gli avesse insegnato a mirare bene quando serve. Invece è stato l’entusiasmo di chi si diverte un mondo a giocare, anche quando si tratta della pallacanestro del coach Barsotti, che richiede secchiate di sudore in difesa, dove l’obiettivo è non perdere mai di vista l’avversario diretto e considerare ogni pallone come quello che vale la partita.
E la voglia di giocare e di divertirsi deve essere stata anche il carburante di Alessandro Biagini, che ha segnato due canestri e ha arpionato un rimbalzo davanti a un colosso. Il “Biagio”, rimasto inattivo per un paio d’anni dopo un serio problema di salute, è l’emblema di quello che i giovani dovrebbero mettere in campo nel momento in cui l’allenatore li chiama.
Tecnicamente ha bisogno di lavorare, perché insieme con le partite si è perso anche tanti allenamenti, e l’abitudine a fare i gesti che per un giocatore dovrebbero essere naturali, ripetuti ogni santo giorno. Fisicamente sta ricostruendo la robustezza che gli servirà nei prossimi mesi.
Eppure, quando gioca, tutta questa difficile storia sulle sue spalle non si nota, anzi: l’unica cosa che si vede è un ragazzone che non ha paura di nessuno, e forse di niente, che non schiva le gomitate (anche domenica ne ha presa una in piena faccia) e che, da agosto a oggi, ha già fatto passi da gigante, dando una bella mano in campo al cugino Gabriele Giarelli, un altro che con Piombino è saltato un paio di volte sulla testa di quella specie di Pordoi che si chiama Iannilli, segnando canestri prepotenti.
Quando riescono anche a vincere, i ragazzini terribili di Montecatini si meritano il racconto della partita perfetta, facendo dimenticare i tanti piccoli errori di gioventù che cercheranno di cancellare crescendo.
Lorenzo Mei
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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