Il Tirreno

Pistoia

«Non pensavo fossimo così indietro»

di Elisa Pacini
«Non pensavo fossimo così indietro»

Coach Moretti incontra la stampa e racconta di una Tesi che difende male e che è troppo disunita in campo

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PISTOIA. «Qualcuno in squadra si è abbattuto dopo tre sconfitte? Boh, di certo c’è un allenatore ingrastrito.

Qui non ci possono essere giocatori che mollano. Se ci sono, ma non mi risulta, avranno vita dura».

E’ questa la frase clou della lunga chiacchierata che Paolo Moretti ha avuto ieri con la stampa pistoiese.

Un incontro che si è sostituito alla consueta conferenza stampa di un giocatore, saltata per volontà del tecnico che ha sottoposto la sua Tesi Group a ritmi intensi di allenamento dopo le tre sconfitte e, soprattutto, tre prove negative di campionato.

Una frase importante con quel neologismo “made in Moretti” che il coach urla ai giornalisti, come probabilmente ha fatto già diverse volte alla squadra, per avere una reazione lunedì sera nell’ennesima gara ad alto rischio contro Milano.

Un'altra sfida "quasi" impossibile dove però è attesa un’inversione di rotta. Perché nonostante l’inesperienza del suo team (“i tre falli in serie fatti da Daniel, un giocatore con 2/3 stagioni europee alle spalle non li avrebbe mai fatti, speriano che i 20’ in panchina li siano serviti per riflettere” dice) e il valore degli avversari, Moretti non è affatto contento dell’inizio della squadra in questa stagione del ritorno in massima serie.

E di una cosa è certo: «Noi non siamo questi, visti in quyested tre gare».

Rispondendo a chi chiede se, delle tre uscite in campionato, Avellino e Sassari siano state addirittura un bel passo indietro alla prova comunque generosa di Cantù, Moretti risponde deciso.

«E’ difficile fare paragoni- dice il tecnico biancorosso- devo ancora capire dove siamo competitivi e dove porre invece dei rimedi. Di sicuro i nostri giocatori non sono nelle condizioni per poter rendere al massimo e questo mi preoccupa più delle sconfitte. Ci sono due aspetti principali su cui lavorare: il primo sono i 90 punti di media subiti. Non avendo dall’altra parte il talento di chi può segnarne 95 ad alzata di palla, questo è un aspetto fondamentale su cui lavorare». «La seconda cosa importante- continua il tecnico nella sua disamina – è che nei momenti di difficoltà ci disuniamo, ognuno vuole far vedere subito cosa sa fare come fa un bambino che reagisce ad un dispetto». Uno scollamento che, dice il coach, si ripete “continuamente” in gara come in allenamento nonostante dal lunedì al sabato Moretti evidenzi di «non poter eccepire nulla alla squadra in termini di impegno».

Quindi come si fa ad arginare l’individualismo che emerge la domenica?

«Voglio prendere questo aspetto in positivo- continua Moretti- come voglia di fare nonostante tutto e non come spirito di chi tira indietro. Ma voglio vedere al più presto il voler difendere, il voler tenere il risultato, di orgoglio, di forza, è questo il nostro obiettivo principale».

Un precampionato di basso livello e costellato da piccoli e grandi problemi fisici: è questa per il tecnico della Tesi Group una delle cause delle difficoltà dei biancorossi ad ambientarsi in serie A, battezzata per giunta da partite con alcune delle corazzate del campionato.

Eppure, nonostante ciò, anche lui pensava che la squadra fosse più pronta.

«Speravo di essere più avanti- ammette Moretti- nonostante ammetta come responsabilità, quella di venire da un pre-campionato poco probante come avevo spesso evidenziato, ma che era stato affrontato da tutta la squadra con molta energia. Invece siamo inconsistenti dal punto di vista della solidità e questo deve cambiare. Milano? Ogni volta che si scende in campo nel basket lo si fa per vincere, questo sport non dà alternative per costruire una mentalità vincente. Con la consapevolezza dei nostri mezzi attuali, gli obiettivi più immediati sono una difesa di squadra e una collaborazione offensiva più continua».

Immaginando che difficilmente potrà bastare lunedì sera contro l’Emporio Armani a Milano.

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