Il presidio
È Deron Washington il terzo americano
Il Pistoia Basket ha ingaggiato l’ala di New Orleans, divampa l’entusiasmo biancorosso per “il ragazzo con le molle”
PISTOIA. Di lui si dice che si esalta quando riesce a far schizzare in piedi tutti i suoi tifosi: una caratteristica che la “torcida” di via Fermi ama particolarmente nei suoi giocatori. E viste le sue potenzialità atletiche, Deron Washington, che da ieri è ufficialmente l’ala piccola del quintetto del nuovo Pistoia Basket formato A1, potrebbe davvero far divertire il popolo biancorosso.
La società aveva fatto capire di essere vicina al terzo tassello “born in Usa” della squadra, ma l' annuncio è arrivato a sorpresa nel primo pomeriggio di ieri. Appena il suo nome ha iniziato a circolare su internet, Washington, il ragazzo dalla chioma fluente nato a New Orleans, ha fatto impennare l’entusiasmo della piazza, per lo spiccato atletismo che emerge dai video che circolano su tutti i social network. L’ala, 201 cm per 95 kg, ha scelto Pistoia in un mercato ricco di offerte. La nuova Sidigas Avellino di Frank Vitucci e la Grissin Bon Reggio Emilia di Max Menetti, che tra l’altro disputerà una coppa europea, lo avevano messo nel mirino, ma alla lunga è stata la società biancorossa ad avere la meglio. «Li prendiamo per stanchezza» scherza Iozzelli, riferendosi alla strategia dell’attesa (causa budget) di Pistoia che però a volte - in passato è successo più volte, come con Slay o Jones - dà i suoi frutti.
Nato il 12 dicembre del 1985, nella patria del jazz, Washington giocherà a Pistoia il suo primo anno in Italia, ma, a differenza di JJ Johnson, ha una buona esperienza europea. La sua carriera tra i “prof”, dopo il college di Virginia State, l’ha spesa tutta tra Israele e Spagna, con parentesi in D-league. Proprio con gli israeliani del Baraq Netanya è giunto quarto nell’ultimo campionato, qualificandosi ai playoff. In totale ha giocato 31 gare con 13,1 punti (49,6% da due, 35,8% da tre e il 67% ai liberi), 8 rimbalzi e 2,9 assist a gara, confermando le sue doti di grande atleta, e in particolare di grande saltatore. Le schiacciate messe a segno nell’ultimo campionato sono state 28 e, in rete, i tifosi già si sbizzarriscono con i soprannomi da attribuirgli: da “jump” (salto) a “skyscraper” (gratta-cielo).
«Paolo Moretti lo seguiva da tempo – spiega Iozzelli – ma lui non gradiva la Legadue. Lo abbiamo ricercato pensando di mettere un giocatore con esperienza europea in quintetto, sapendo che Washington è un’ala piccola che può giocare anche da quattro, e quindi rinforzare il reparto lunghi».
Le sue potenzialità emergono negli anni centrali del college in Virginia. La sua storia commuove tutti quando, nel 2005, la madre Denise perde tutto nel terribile uragano Katrina, che spazza via New Orleans. Il ragazzo con “le molle nelle gambe” inizia a farsi conoscere per i suoi grandi salti e l'abitudine di schiacciare. Un atletismo probabilmente ereditato da una famiglia dedita allo sport, con il padre ex giocatore di football e la madre e lo zio cestisti. Anno dopo anno al college cresce, fino a comporre un “magico terzetto” con Zabian Dowdell (ex Casale Monferrato) e Jamon Gordon, con cui riporta l’università alle finali di conference Ncaa, nel 2007. Nel 2008 viene scelto al secondo giro, con il numero 59, al Draft Nba dai Petroit Pistons, ma la sua carriera tra i prof inizia in Israele con l’Hapoel Holon con cui nel 2009 ha vinto la Coppa Nazionale. Da qui qualche esperienza in D-league e le due stagioni in Spagna, con gli spagnoli dell’Obraidoro, squadra di Santiago de Compostela, con cui festeggia una retrocessione e una promozione. Poi torna in Israele per la scorsa stagione, quella della maturità.
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