Italia
Tanto entusiasmo per Diego Fajardo
«Volevo riposarmi dopo l’Iran, ma l’offerta era ghiotta»
PISTOIA. Diego Fajardo è un giocatore con le idee molto chiare. Lo si capisce mentre parla con assoluta padronanza di un ottimo italiano (frutto di 13 anni nei nostri campionati), davanti ai giornalisti e ad una ressa di tifosi pigiati nella sala stampa “Giuliano Carrara”, che non si vedeva dai tempi della storica presentazione dell’Airone di Kranj.
Come al saluto di Fucka, accanto al nuovo arrivo c’era Maurizio Carrara insieme al presidente Maltinti, segno che la società ha fatto un investimento importante. Lo sa bene, il trentasettenne nato a Tenerife, che l’esperienza nel relazionarsi con giornalisti e tifosi, è la stessa che Paolo Moretti gli chiederà in campo nella prossima e, speriamo, lunghissima corsa verso l’olimpo del basket italiano.
Quell’olimpo nel quale lui ha giocato tanto, timbrando 333 presenze e più di 3000 punti, prima di approdare in Iran dove è stato fino al marzo scorso.
«Sapevo che il campionato sarebbe finito in anticipo rispetto all’Europa – attacca Fajardo – e dopo il ritorno dall’Iran avevo bisogno di riposarmi perché lì si gioca tanto. Sono stato un bel po’ con la mia famiglia per ricaricare le pile ma, quando mi ha chiamato il mio procuratore, dicendomi che c’era questa possibilità, in una squadra che vuole lottare per salire, non ci ho pensato due volte e ho accettato».
Nella sua lunga carriera, solo una volta gli era capitato di arrivare apposta per la post season. A Milano nel 2006/2007, ma quella – dice lui – era tutta un’altra storia. «Arrivare ad aprile – continua l’ala spagnola di passaporto italiano – quando gli equilibri sono già formati, vuol dire arrivare in punta di piedi, fare meno rumore possibile e non creare sbilanciamenti ma adattarsi il più possibile al gioco della squadra. Io non ho bisogno di strafare per guadagnarmi contratti, penso che a quest’età tutti sanno che giocatore sono: sono qui solo per aiutare la squadra».
Si definisce un agonista, un giocatore “caliente” e l'entusiasmo nelle retrovie, dove sono seduti i tifosi, sale. «Col tempo ho imparato a controllare la “bestia” agonistica che è in me – ride Fajardo – ma è difficile». L’attesa per il suo esordio è breve: domenica contro Capo d’Orlando sarà nei dieci della Tesi Group che giovedì ha visto perdere dalle tribune di Brescia.
« Diego ci può dare esperienza, fisicità, scaltrezza e cattiveria agonistica – dice il diesse Giulio Iozzelli – caratteristiche che già la squadra ha ma tutto è perfettibile. L’importante è che ritrovi la forma ideale e si cali nel nostro ambiente». La riprova ci sarà già fra 24 ore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
