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Moretti: all’inizio abbiamo fatto troppi errori

Moretti: all’inizio abbiamo fatto troppi errori

«Non siamo riusciti a giocare come volevamo Il mio fallo tecnico? Arbitri poco pazienti»

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PISTOIA. Quanta fatica, ma si tira il classico sospiro di sollievo: la Giorgio Tesi Group evita di scivolare anche sulla buccia di banana Imola e continua la sua corsa in testa alla LegaDue.

Di importante ci sono i due punti mentre altre cose non sono andate al proprio posto. «Sapevamo di trovare una Imola – spiega il coach biancorosso, Paolo Moretti – che ci voleva dare del filo da torcere e noi, soprattutto nei primi 20’, ci abbiamo messo del nostro. A dir la verità, anche io c’ho messo del mio perché ho caricato in settimana i ragazzi su alcuni aspetti come ritmo e punteggio alto che poi, alla fine, non siamo riusciti ad ottenere. La mancata selezione di buoni tiri ci ha tolto fiducia e ritmo in attacco portandoci, di fatto, a non giocare come volevamo».

È bastato soltanto un lampo di un paio di minuti con tre bombe consecutive e difesa tosta per mandare ko un’Aget volenterosa. E, se per una volta, capitan Toppo non è pervenuto, ci hanno pensato Galanda (16 punti+12 rimbalzi) e Cortese (“ventello”+12 rimbalzi) a tenere in piedi la baracca. «Nell’ultimo tempino – prosegue Moretti – abbiamo creato quel gap che ci ha permesso di gestire il finale in serenità, andando molto bene ai rimbalzi offensivi che in genere non sono nel nostro bagaglio tecnico. Dico ancora una volta brava ad Imola che, nonostante i pochi obiettivi a disposizione, ci ha messo in difficoltà e da martedì pensiamo soltanto alle Final Four».

Partita girata con le “bombe” dei giocatori ma, anche, con il fallo tecnico che si è preso lo stesso Moretti e che ha rianimato il PalaCarrara. «Gli arbitri sono stati poco pazienti – ci scherza su Moretti – il fallo tecnico non era voluto ma hanno deciso di punire la prima parolaccia detta: i due più giovani non avevano fischiato in maniera univoca su Saccaggi e quindi ho sbroccato. Ma non penso che abbia inciso più di tanto».

Saverio Melegari

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