Italia
«Sarò sempre grato al Pistoia Basket»
Il ritorno da ex al PalaCarrara di Jonathan Tavernari, deciso a fare di tutto per vincere il campionato con Scafati
PISTOIA. «Per me sarà difficile entrare al PalaCarrara e andare negli spogliatoi degli ospiti, probabilmente mi sbaglierò». E’ con la solita spontaneità che Jonathan Tavernari ci parla di quanto, ora dopo ora, cresca in lui l'emozione per il ritorno domani a Pistoia.
Arriverà da avversario ma, si capisce, non da nemico, con la canotta giallonera di quella Givova Scafati che lui, l’anno scorso, in biancorosso, ha contribuito ad eliminare dalla finale promozione e che l’ha fortemente voluto nei giorni del grande silenzio estivo arrivato da via Fermi. Ora babbo Tave (il 7 agosto la moglie Kiri gli ha regalato il piccolo Xanwerv) vuole vincere con Scafati, ma a Pistoia, ci dice, dirà sempre grazie.
Lei è un ex molto atteso:contento di tornare al PalaCarrara?
«Sì, considero Pistoia il posto dove ho iniziato la mia carriera, e non Biella (che lo aveva girato in prestito qui). Roberto, Giulio, Paolo (Maltinti, Iozzelli e Moretti, ndr) mi hanno dato la possibilità di giocare e far vedere quanto valgo. So di aver fatto parte di una stagione che è nella storia del Pistoia Basket, e questo rimane. Giocare però è il nostro lavoro. In estate Scafati mi ha voluto fortemente e ha trovato un accordo con Biella. La mia famiglia è contenta e questo per me è fondamentale. Io farò di tutto per vincere il campionato con Scafati».
Scafati l’ha voluta, Pistoia invece no? Lei a fine campionato disse di voler restare, poi cosa è successo?
«La società sapeva quello che volevo, sapeva che avevo un altro anno di contratto con Biella e conosceva il mio stipendio. Io, ai miei procuratori, ho detto che volevo andare in un posto dove potevo fare due cose: giocare e vincere. Per i soldi sarei rimasto a Biella. In estate i miei procuratori mi parlavano di Barcellona, Verona e Scafati. Di Pistoia non mi hanno mai parlato. Io parlavo con Mathis, Gurini e anche loro non sapevano niente. Nessuno mi ha detto nulla, così è chiaro che quando Scafati mi ha offerto un biennale, come potevo dire di no?».
E’ dispiaciuto per come sono andate le cose con la Tesi Group?
«Assolutamente no. Non capisco perché tutti mi chiedono questo. Io amo la città, i tifosi, ho tanti amici tra i giocatori e lo staff tecnico. Sono contento di aver giocato qui, solo che non potevo, né volevo aspettare fino all’ultimo minuto un’eventuale offerta di Pistoia quando Scafati mi aveva fatto una grandissima proposta. Ma io sarà sempre grato alla società di Pistoia, che ha creduto in me quando a Biella non giocavo».
Il momento più bello e quello più brutto della stagione con la Tesi Group?
«L’immagine più bella è il palazzetto che canta l’inno di Mameli. Ricordo che quando giocammo a Piacenza, si guastò il cd e i nostri pochi tifosi iniziarono a cantare, trascinando il pubblico di casa. Il momento più brutto, la sconfitta in gara4 di finale con Brindisi dopo una partita punto a punto».
Oggi è compagno di squadra di Ghiacci, con cui, nei playoff, ci fu un duro diverbio: cosa vi siete detti ad inizio stagione?
«Fin da quando sono arrivato qui, il presidente e tutti i dirigenti mi hanno detto che erano contenti perchè l'anno scorso gli avevo fatto "male" e ora le bombe le posso fare per Scafati. Con Andrea (Ghiacci, ndr) ci eravamo già chiariti dopo gara5, in campo siamo tutti competitori, ma a fine gare finisce tutto».
Prima del via, Bulleri ha lasciato Scafati, poi nel primo mese di campionato avete cambiato l’allenatore. Come va letto questo inizio?
«Diciamo che l’uragano Sandy prima è arrivato a Scafati. A parte le battute, la società ci ripete che l’obiettivo è vincere il campionato. Se non vinciamo non va bene».
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