Il Tirreno

Pistoia

«Tifosi fantastici, spero di ritrovarli ad ottobre»

di Elisa Pacini
«Tifosi fantastici, spero di ritrovarli ad ottobre»

Donte Mathis è partito per gli Stati Uniti: «La competizione con Saccaggi Una “guerra” positiva. E Moretti ha fatto un grande lavoro con la squadra»

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PISTOIA. L'inchino fattogli da Galanda nell'ultimo minuto della bella contro Scafati a salutare il suo rientro dopo 5 mesi da "leone in gabbia" (così lo definì Moretti) causa l'infortunio ad inizio gennaio, è una delle immagini simbolo dell'unità del gruppo in cui Donte Mathis ha recitato una parte importante. Sul campo nel girone d'andata, come uomo-squadra della Tesi Group nel ritorno dove ha fatto di tutto per poter finire sul campo la stagione. Ieri mattina è partito con la sua famiglia verso gli Stati Uniti e, prima di lasciare l'Italia, ha voluto ringraziare la città dove spera di poter tornare il prossimo anno. Riprendendo il discorso sfumato quest'anno in gara4 contro Brindisi. Mathis, ci racconta le sensazioni di 5 lunghi mesi di stop fino al rientro contro l'Enel.

A cosa ha pensato in quel periodo?

«È stato difficile non giocare, pensavo spesso alla sfortuna che avevo avuto ma il gruppo è stato importante per me. Stare vicino a loro, in allenamento, in partita, seguirli in trasferta è stato come una terapia per me, per recuperare prima. Sono stati come una seconda famiglia. Il mio obiettivo, da gennaio, è stato lavorare forte con i preparatori, i massaggiatori per aiutare la squadra. In questa stagione abbiamo fatto una cosa incredibile ma contro questa Brindisi non è bastato. Per come eravamo partiti, per noi, è stato comunque come vincere il campionato».

A detta di tutti è stato uno dei "consiglieri" di Saccaggi. Che rapporto c'è tra voi?

«Naturalmente avrei voluto aiutarlo, più essendo un esempio in campo e parlando un po' meno. Paolo (Moretti,ndr) ha fatto un grande lavoro con lui e con tutti gli altri. Dal primo giorno che abbiamo iniziato ad allenarci, tra me e Lorenzo è stato come una "guerra", una sfida positiva. Io ho molto rispetto di lui proprio per questo, per la sua grinta, la sua voglia di competizione ma anche la sua serietà nel lavorare. Vederlo crescere, giorno dopo giorno, è stata come una vittoria. La cosa più bella è la personalità che ha dimostrato. Ha fatto passi da gigante».

Cosa si porterà negli Stati Uniti di Pistoia?

«I tifosi. Fantastici. Il legame tra i tifosi e la squadra qui è come quello tra fidanzato e fidanzata. È genuino, naturale, passionale non ha paragoni con altre città. Qui sono davvero il sesto uomo, in campo e fuori dal campo. Ci sono sempre stati vicini anche dopo la brutta sconfitta di Reggio Emilia e non lo dimentico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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