Il Tirreno

Pistoia

Oggi fa l’agente di polizia municipale e controlla il traffico sul traguardo delle Piastre. «Ma ci riproverò»

«Quando si correva a fine luglio»

<b>STORIA.</b> Artidoro Berti e nel fotone l&#146;arrivo di Lotti
◗
STORIA. Artidoro Berti e nel fotone l’arrivo di Lotti

Roberto Lotti, unico pistoiese ad aver vinto, e i primordi della gara

2 MINUTI DI LETTURA





 PISTOIA. C'è un vigile urbano che ogni anno, il giorno della Pistoia-Abetone, fa servizio a Le Piastre, nella zona del primo arrivo intermedio. Da lì, oltre a controllare il traffico e garantire il corretto svolgimento delle operazioni, osserva il passaggio dei podisti con lo sguardo interessato. Soprattutto del gruppo di testa, perché è lì che si trovava 35 anni fa.  L'agente Roberto Lotti è l'unico pistoiese ad aver vinto la Pistoia-Abetone, non una, ma ben due volte: nel 1976 (prima edizione) e nel 1978. Inoltre ha collezionato un secondo e un terzo posto, rispettivamente nel 1977 e 1982. Ex azzurro di maratona, specialista in salita e sulle lunghe distanze, Lotti è stato la prima vera "stella" della 50 km di casa nostra. «Era la mia corsa - racconta Lotti - mi piaceva e mi appassionava. All'epoca ero un bravo maratoneta. Ho un solo rimpianto, quello di non essermi mai preparato bene».  Però Lotti, non è facile crederci... E molto dipende dalla testa...  «Per correre la Pistoia-Abetone serve una preparazione finalizzata alla gara. Non è sufficiente l'allenamento classico, quello di routine. Bisogna seguire una dieta dissociata e prepararsi in modo graduale alle salite. Oltre a mille altri accorgimenti, ma non voglio annoiarvi. Al giorno d'oggi con internet e tutte le riviste specializzate che esistono non è difficile informarsi. Ai tempi lo era meno».  Quindi, se si fosse allenato meglio...  «Ne avrei vinte molte di più. Ma non si piange sul latte versato. Va bene anche così, figuriamoci!».  Com'era la Pistoia-Abetone in quegli anni da precursori?  «Allora era molto più massacrante di quanto non lo sia oggi. Si correva a metà luglio, io vinsi il 18 di luglio. E poi la corsa passava anche da Cutigliano. Faceva un caldo bestiale, si rischiava lo svenimento. Per fortuna con il tempo gli organizzatori hanno deciso di spostarla alla fine di giugno, in questo periodo al mattino presto fa ancora piuttosto fresco. Per l'atleta che affronta gli sforzi delle lunghe distanze è importante riuscire a correre con una temperatura corporea bassa».  La foto dell'arrivo del 1976 è diventata un'icona della corsa. Sarà orgoglioso...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani