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Pistoia

Oggi si decide il futuro arancione

Oggi si decide il futuro arancione

Riunione del Consiglio federale: ecco tutte le possibilità che si aprono

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 PISTOIA. Oggi è un giorno importante per il futuro della Pistoiese. Ma le decisioni che la società arancione aspetta non le prenderà Orazio Ferrari, ma il presidente della Lega Pro, Mario Macalli (nella foto).  Da questa mattina alle 11, infatti, a Roma è in programma un importante Consiglio federale che dovrà discutere della riforma dei campionati di Lega Pro con un probabile abbassamento del numero di squadre partecipanti e dei criteri per i ripescaggi.  Cosa spera l'Us. Di tutto ciò la Pistoiese è fortemente interessata perché «se ci sarà una minima possibilità di essere ripescati, ci faremo trovare pronti» ha dichiarato più volte Ferrari. Le chance per gli arancioni passano tutte dal numero di squadre che dovranno prendere parte alla prossima Lega Pro: se la Figc opterà per rimanere con novanta società, le porte del professionismo si apriranno; se, come sembra, si andrà verso un girone in meno di Seconda divisione e massimo 76 società, allora si potrà pensare, per ora, solo alla serie D.  Le difficoltà. Sono davvero numerose le società boccheggianti fra i professionisti. Senza contare chi rischia fra serie B e Prima divisione, e non sono poche, la Pistoiese fa la corsa su chi è con l'acqua alla gola in Seconda divisione, la vecchia C2. Al momento sono già in quattordici con più di un piede nella fossa, tra queste Fano, Sangiovannese, Catanzaro e quel Feralpi Salò che due anni fa fu ripescato proprio al posto della Pistoiese di Bortolotti e soci. Ma è facile prevedere che l'elenco si possa allungare.  Cosa si fa a 72. Passare dalle attuali novanta società, che poi in questa stagione sono 85, a settantadue sarebbe il primo pesante passo verso il ritorno ad una serie C con solo tre gironi: nord, centro e sud. Questa soluzione implica due gironi da diciotto squadre sia in Prima che in Seconda divisione e, di fatto, la Pistoiese non vi potrebbe mai rientrare.  Cosa si fa a 76. Due gironi da venti squadre in Seconda divisione e qualche chance remota. Questo perché potrebbero essere anche una ventina le società pronte a chiudere, senza dimenticarci che sono pronte a fare domanda di ripescaggio società blasonate di D come Venezia, Arezzo, Rimini, Teramo e Forlì.  Cosa si fa a 90. È questa l'unica speranza di approdo rapido al professionismo per la Pistoiese. Cioè che tutto rimanga uguale ad adesso con tantissimi ripescaggi e sempre tre gironi da 18 squadre in Seconda divisione, andando a prendere non solo chi ha perso i playoff di serie D ma anche altre che faranno domanda.  Quanto ci costa? Ci vogliono tanti soldi, perché la Lega Pro chiede 200.000 euro a fondo perduto (ma verrà chiesto di alzare questa quota a 300.000 euro), più altri duecentomila di fideiussione e altrettanti come somma da versare alla Figc. A questo ci vanno aggiunti 20.000 euro per l'iscrizione. Totale: 620.000 euro, senza considerare quelli che servono per fare la squadra.  Conviene davvero? Saverio Melegari ALTRO SERVIZIO A PAG. 19

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