Il Tirreno

Pistoia

IL COMMENTO

Professionisti non solo nel fisco Arbitri e ufficiali non all'altezza ma nessuna regia oscura

G.C.

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Un lunedì così i tifosi della Tuscany non lo vivevano da tempo. Il caso (e il caos) di Forlì mixato alla rabbia e alla prestazione da gladiatori dei biancorossi ha di colpo riacceso l'entusiasmo, la curiosità, la passione, il senso d'appartenenza della città con questa squadra. Ieri la Pistoia che mangia pane e basket non parlava d'altro: dell'errore dei tre fischietti, della beffa subita, del regolamento, del reclamo, degli striscioni di protesta da esporre venerdì nell'anticipo Rai contro Imola, di che cosa sarebbe successo se...  È l'unico lato positivo di una pagina sportiva brutta, che fa male a Pistoia ma fa male soprattutto al basket e al campionato di Legadue che dovrebbe essere professionistico anche nell'organizzazione e nella direzione delle partite, non solo nelle imposizioni fiscali e negli stipendi dei suoi attori. Moretti ha ragione a fare l'elenco della spesa dei torti subiti, anche se non è esatto dire che a Lodi si è perso per un errore del segnapunti e appare pericoloso far passare il tarlo del sospetto, della persecuzione.  Sia a Lodi che a Forlì l'impressione è che ci sia stata molta superficialità e approssimazione al tavolo. Pensare a qualcosa di peggio, detto fuori dai denti che qualcuno c'abbia provato, ci pare assurdo per due motivi: il primo è che rubare un punto dal referto (come a Lodi) o 5 o 6 secondi come a Forlì davanti agli occhi di 4000 persone, davanti agli occhi degli arbitri, del commissario, dei dirigenti di Pistoia, senza che nessuno se ne accorgesse, pare pura follia. L'altro motivo è quello per cui i tifosi, i dirigenti, i soci della Tuscany, e delle altre squadre continuano a passare le domeniche dentro i palazzetti, a spendere, a investire, a perdere soldi: la limpidezza dell'organizzazione. Immaginare che ci sia una regia oscura che manovra contro Pistoia o che aveva interesse a far vincere Forlì non può essere accettabile per chi ogni domenica gira l'Italia dietro alla propria squadra. Altrimenti venerdì sera sarebbe meglio mangiarsi una bella pizza anziché sperare di battere Imola e avvicinarsi ai playoff.  Dunque molta approssimazione al tavolo e arbitraggi non all'altezza - e pensare che Di Francesco è considerato tra i big della Legadue e candidato a fare il salto -, soprattutto nelle situazioni di stress come quei minuti caotici dentro l'inferno del PalaCredito. Ma non di più. Come si capisce bene dai filmati apparsi ieri su internet, in un primo momento i fischietti avevano deciso di dare palla a Pistoia con 11" da giocare. Poi c'è stato un dietrofront, un ripensamento: dovuto a una rilettura del regolamento? Dovuto a una rilettura dell'azione incriminata? Dovuto alla pressione di un palazzetto che sembrava una bolgia? Qualunque sia stato il motivo si è ripartiti - sbagliando - da 82-81 e 35" ed è andata male.  La rabbia finale è normale, gli sfoghi pure, le recriminazioni idem. Possono attenuare l'amarezza e magari possono far drizzare le antenne a Fip, Lega, arbitri per pretendere più attenzione, sia nei confronti di Pistoia, che in generale in queste ultime gare di regular season dove tensione agonistica e pressione del pubblico salgono a livelli eccezionali. Anche l'annuncio del reclamo è una scelta giusta, per far vedere all'Italia del basket che Pistoia non accetta la superficialità altrui e pretende rispetto, anche se in via Fermi sanno bene che l'eventuale ricorso difficilmente sarà accettato visto che come ci confermava ieri Gianni Del Franco, presidente del settore agonistico della Fip, «per errore tecnico non c'è ripetizione della partita». Ma se, come diciamo nel pezzo principale di questa pagina, Pistoia dimostrerà che la partita è durata più di quanto previsto dal regolamento non è detto che la sentenza sia così scontata.

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