Il Tirreno

Pistoia

Con la coda e rasato i 200 baci di Toppo al biancorosso

Elisa Pacini
Con la coda e rasato i 200 baci di Toppo al biancorosso

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 PISTOIA. Le trenta candeline le ha spente nello scorso luglio. Ma domenica a Casale Monferrato Fiorello Toppo festeggierà un altro compleanno molto importante: le 200 gare ufficiali di campionato in biancosso. Un record. A cui, tra poco, se ne potrebbe aggiungere un altro visto che il capitano è a un passo da tagliare quota 2000 punti segnati con la maglia di Pistoia. (ora è a quota 1975). Numeri che ne fanno sempre più il simbolo di una storia, quella della rinascita dei canestri pistoiesi, che lui si sente addosso tanto che è rimasto qui per la settima stagione a costo di tagliarsi lo stipendio (solo German Scarone, in Legadue, lo batte per fedeltà alla maglia, con le otto stagioni giocate a Rimini).  Capelli lunghi non porta più, il ragazzone romano nato in Eritrea che a 22 anni lasciò il segno nella prima "pazza" annata di B1 del Pistoia Basket. Ma lo stile è sempre quello: tanta tenacia in campo, pochi proclami fuori.  Capitano, domenica festeggerà 200 presenze col Pistoia Basket. Un amore importante. Si ricorda come iniziò?  «E come potrei dimenticare: i primi a vedermi furono Stefano Della Rosa e Massimo Bulgarelli. Erano rimasti ben impressionati dalle mie prove in B2 a San Marino. L'anno dopo mi seguirono a Patti in B1 e si fecero avanti col mio procuratore. Dicemmo di sì e facemmo bene».  Quale fu la prima impressione di Pistoia?  «Ricordo di essermi trovato subito a mio agio e capii che il basket era molto importante quando dalle mille persone che venivano sempre a vederci. Al primo derby con Montecatini ne arrivarono 3000 e fu fantastico. Io sono sempre stato sereno nonostante quell'anno la squadra fosse un po' "colorita"».  Ci fu una separazione ma Pistoia continuò a seguirla anche negli anni a Riva del Garda...  «Le due stagioni seguenti con Marcello Billeri furono per me fondamentali. Nel primo anno di B1 a Pistoia giocavo sia da ala piccola che da ala grande, lui mi cambiò definitivamente ruolo e mi dette molta fiducia. Così quando Nicola Salerni e Massimo Friso mi richiamarono parlando delle ambizioni di Pistoia, decisi che era l'ora di mettersi alla prova».  Ritrovò una piazza molto cambiata che sarebbe tornata ad esplodere negli anni seguenti...  «La società era stata brava a tenere il nucleo di italiani che per la categoria erano molto importanti. Da Matteo a Leonardo (Bertolazzi e Zaccariello, ndr) a Manuele Mocavero. Era una squadra molto solida, volenterosa, uno dei gruppi più compatti in cui ho giocato. Loro, insieme a Federico Gilardi, sono tra i miei amici più cari. In questi anni ho visto sempre più tifosi avvicinarsi al basket. Il mio obiettivo quest'anno è renderli felici e ripagare la società di tutti i sacrifici che sta facendo».  Parole molto impegnative...  «Per me Pistoia è molto di più di un contratto. E' la squadra in cui ho militato di più anche rispetto a dove mi sono formato (Virtus Roma), tengo molto ai rapporti umani che ho in questa città. Oltre a quelli strettamente personali (è fidanzato con Alessia, una ragazza pistoiese, ndr), l'amicizia che mi lega a molti tifosi che ci sono stati vicini in ogni momento e ai dirigenti. Farò di tutto per mantenere Pistoia "in auge"».  Il giorno più bello in biancorosso?  «Ce ne sono stati tanti ma oltre ai traguardi raggiunti, porto con me l'esperienza umana di conoscere tante persone diverse e tutte, a loro modo, gagliarde».  Il più brutto?  «I momenti più brutti sono stati gli esoneri degli allenatori da Bongi, a Friso, a Lasi. Con tutti avevo un legame particolare».  Ormai è un pistoiese a doc. Gira in bicicletta, presenzia ad ogni avvenimento... quali sono i suoi luoghi preferiti?  «Adoro il centro storico. E' molto vivibile, si possono trovare prodotti artigianali. Con la mia fidanzata andiamo a passeggiare nei giardini dietro al teatro Manzoni... poi ci sono i ristoranti tipici della Sala».  E il futuro di Toppo come lo vede?   «Ho iniziato quest'estate il corso per allenatori. Ho superato il primo dei quattro livelli richiesti. Mi piacerebbe allenare i bambini... Ma ora voglio giocare: più continuerà quest'avventura più sarò contento».  Domenica è stato protagonista della vittoria su Rimini...che sensazioni ha sulla stagione appena iniziata?  «Buone, spero che ci assista la fortuna perché siamo una squadra giovane e il lato fisico deve essere sicuramente la nostra forza. Questo campionato, figlio di un ridimensionamento economico, deve essere preso anche come un'opportunità da sfruttare per far integrare tre ragazzi giovani come Saccaggi, Marzoli e Tuci. Riguardo a Rimini, sono contento di come è arrivata la vittoria. Mi dà fiducia, sono le partiti difficili che alla fine fanno la differenza».

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