Il Tirreno

Pistoia

Sms di Friso ai tifosi: «Ricordate Granger e date tempo a Varnado»

Elisa Pacini

«I rookies hanno spesso difficoltà ad ambientarsi ma il taglio di Antonio fu una questione di ruoli»

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 PISTOIA. Gli addetti ai lavori hanno già messo Jarvis Varnado tra gli esordienti da tener d'occhio in questa Legadue. Pistoia ha l'onere e l'onore di "iniziarlo" al basket professionistico. Una bella sfida perché i "rookie", ragazzoni di belle speranze trapiantati tra i prof dai campi dei college statiunitensi, sono qualcosa da... maneggiare con cura. Ambientarsi nella nuova realtà non è uno scherzo e per questo «bisogna aver pazienza e far fruttare gli investimenti fatti». È il consiglio di Massimo Friso a Pistoia (intesa come società e tifosi) alle prese con il secondo rookie della sua storia. Unico predecessore di Varnado, è stato infatti Antonio Granger che passò quasi inosservato nell'ultimo anno dell'Olimpia dove il coach veneto (ora a Ferentino) sedeva in panchina. Tagliato dopo 3 presenze in piena fase di ambientamento, Granger andò a Rimini ed esplose. Al suo attivo, 10 anni nella massima serie in giro per l'Europa, e diversi trofei conquistati a suon di punti. Un caso da ricordare, per scrivere con lo stoppatore di Missisipi State una pagina ben diversa di storia.  Friso, Granger a Pistoia fu poco più di una parentesi. Perché?  «Nella prima giornata si infortunò Travis Mays, il giocatore su cui avevamo investito di più. Cercammo di mantenere lo stesso assetto e arrivò Granger dagli Eagles di Boston, un giocatore di grandi potenzialità che io e Giulio Iozzelli scegliemmo attentamente. Si vedeva che aveva dei numeri ma veniva da un college piccolo e in Europa ci mise un po' ad ambientarsi».  A Pistoia fu tagliato solo dopo 3 gare...  «Era un bravo ragazzo ma spesso questi giocatori hanno particolari problemi ad ambientarsi non solo al basket ma a una vita completamente diversa da quella che fanno al college. Però non fu tagliato per colpe sue. Quella per noi fu un'annata tribolata. Avevamo grossi problemi con i lunghi, avevamo bisogno di un centro e così prendemmo John Turner».  Col sennò di poi si potrebbe dire che valeva la pena aspettare...  «No, perché il problema con i lunghi era reale, anzi si acuì perché Turner ci abbandonò dopo una promessa mai concretizzata di un contratto Nba. Mays invece tornò ma non si era ristabilito come ci avevano detto».  Su questa base, che consiglio dà a Pistoia che accoglie Varnado?  «Di avere tantissima pazienza e lavorare molto sui giocatori su cui si investe. Soprattutto se si trovano giocatori di qualità. E' vero che il mercato è sempre aperto ma il budget impone di essere cauti. Il pubblico pistoiese è molto esigente ma con Varnado non bisogna avere fretta. Non c'è stato solo Granger a esplodere dopo un bel po' di tempo».  Ma è così difficile replicare super annate al college in Italia?  «Bisognerà anche capire bene quanto le statistiche dei college si possano trasferire nel nostro campionato. Gli specialisti non sempre hanno funzionato da noi, solitamente hanno più fortuna i tuttofare. L'esempio è un altro lungo, Ben Wallace che fu tagliato quasi subito a Reggio Calabria per poi fare la storia dei Bulls».  Il messaggio in codice qual è?  «Varnado dovrà far vedere o imparare anche qualcos'altro oltre a quello che dicono le statistiche. Il lavoro dello staff tecnico sarà fondamentale. Come l'approccio dei compagni per farlo ambientare».  Che valutazione dà su Pistoia?  «Filloy può ricoprire tanti ruoli, Forte è determinante, Toppo e Fucka sono affidabili. In Legadue, solo 2-3 squadre sono sopra all'equilibrio».

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