pistoia sport
Il viaggio verso la serie D è iniziato
Giulio Corsi
La rifondazione arancione inizia una domenica pomeriggio col termometro che segna 36 punto 5 gradi, il sorriso smagliante del sindaco Renzo Berti che scende negli spogliatoi come un presidente vero, il volto teso e gli occhetti concentrati di Oliviero Di Stefano, la maglia bianca col numero 9 di Giacomo Banchelli identico nel viso, nella capigliatura e nell'entusiasmo a quello di dieci anni fa, il via-vai tra campo e segreteria col telefono bollente attaccato all'orecchio di Simone Mazzoncini, e soprattutto centocinquanta, forse duecento persone che sfidano il caldo, il post-ferragosto, l'orario da bagno al mare o da pisolo pomeridiano, e si regalano un pomeriggio all'insegna della Pistoiese, anzi dell'Us Pistoiese 1921.
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PISTOIA. La rifondazione arancione inizia una domenica pomeriggio col termometro che segna 36 punto 5 gradi, il sorriso smagliante del sindaco Renzo Berti che scende negli spogliatoi come un presidente vero, il volto teso e gli occhetti concentrati di Oliviero Di Stefano, la maglia bianca col numero 9 di Giacomo Banchelli identico nel viso, nella capigliatura e nell'entusiasmo a quello di dieci anni fa, il via-vai tra campo e segreteria col telefono bollente attaccato all'orecchio di Simone Mazzoncini, e soprattutto centocinquanta, forse duecento persone che sfidano il caldo, il post-ferragosto, l'orario da bagno al mare o da pisolo pomeridiano, e si regalano un pomeriggio all'insegna della Pistoiese, anzi dell'Us Pistoiese 1921.
La rifondazione arancione sta tutta nelle parole telegrafiche del sindaco-presidente e dell'ex esterno diventato mister. Dice Berti, circondato dal suo vice Bonechi e dall'assessore Tuci, dai calciatori e dallo staff, sotto il neon della stanza delle coppe, tra i poster della Pistoiese di Borgo e Frustalupi e di quella di Amerini e Banchelli: «Questa sede con tutti questi trofei in bacheca racconta una storia importante che noi vorremmo riprendere. Sarà dura, lo sappiamo, partiamo tecnicamente in ritardo, ma respiro una grande fiducia nell'aria, sento l'entusiasmo del mister e dei ragazzi con cui finora ho parlato. Sappiate che noi, quest'avventura e questo obiettivo di riprendere la storia gloriosa della società, non lo abbandoneremo neanche quando passeremo di mano alla finanziaria che sorgerà entro poche settimane e che nascerà all'insegna di due principi: trasparenza e onestà dei suoi soci». Un istante dopo e accanto a lui Oliviero Di Stefano, maglia azzurra e sponsor Vannucci in primo piano, rincara la dose della speranza: «Chi ha accettato questa sfida lo ha fatto perché ha sentito la voglia, lo stimolo, le motivazioni di far parte di un progetto che riporti in alto la squadra di Pistoia e con lei la città e il suo pubblico». Non si nasconde Di Stefano. D'altra parte sarebbe impossibile farlo: «L'obiettivo principale è riportare Pistoia nelle categorie che le competono». Tradotto: intanto in serie D.
C'è da stropicciarsi gli occhi, ma neanche troppo a pensarci bene: l'anno dell'Eccellenza, il punto più basso della storia arancione, quello che porterà al Melani avversari di borghi e paesi come Subbiano o Montemurlo, Sansovino o Piancastagnaio, inizia col sorriso. E con una carica che forse l'anno scorso di questi tempi, in C1, non c'era. Di certo con la stessa gente sugli spalti, o poco meno, di quella che tante volte si è vista al Melani durante l'ultimo campionato.
L'avventura della squadra di Di Stefano comincia a metà pomeriggio. Sono le 16.20 quando il gruppo sbuca dal sottopassaggio, dopo aver incontrato sotto i gradoni della tribuna i tifosi applaudendo al brindisi lanciato dal sindaco. Spuntano in 19, tantissimi volti di ragazzini ex Berretti, qualche veterano, tra cui l'ex Banchelli, l'ultimo colpo Giunta, Gemignani, e Francesco Calanchi, pistoiese che non ha mai giocato nella Pistoiese. Si radunano sotto la nord, per dieci minuti ascoltano gli input di Di Stefano. Poi alle 16.30 spaccate il fischio d'inizio. Di corsa, attorno al campo. E il primo passaggio sotto la tribuna è costellato di applausi. Il dramma di Foligno, i cambi di allenatore, il silenzio stampa, gli stipendi non pagati, il corteo antipresidente, e poi la tragicommedia Bortolotti-Romano-Righi-Pasquariello sembrano lontani un secolo, anche se in realtà lo sono solo poche ore. Accanto ai 19 in maglietta bianca e pantaloni blu e arancio, corrono Emilio Mazzucco, l'assistant coach, e il preparatore dei portieri Nicola Melani. Di Stefano osserva dall'altra parte del campo, due cronometri in mano, il fischio, la sacca coi palloni, i birilli. Di questi 19 solo 9 sono già certi: Banchelli, Calanchi, Gemignani, Giunta più cinque giovani (Benedetti, Petrilli, Elmi, Di Stefano, Fedi). Il resto della truppa sarà valutato durante questa settimana insieme ad altri che arriveranno giorno per giorno. «Vietato avere fretta», è la parola d'ordine di Di Stefano. «Meglio aspettare un giorno in più che sbagliare giocatore», dice il mister. Una cosa è certa: il 6 settembre per la prima di campionato, la Pistoiese correrà. «Il lavoro sul fondo lo rimanderemo a stagione in corso - spiega il mister -. Fin dall'inizio dovremo essere preparati ai ritmi degli altri e brillanti». 19 giorni, Pistoia non vede l'ora.
(nelle foto quattro momenti del raduno di ieri: i giocatori prima di entrare nel tunnel degli spogliatoi, il brindisi del sindaco con Bonechi, Tuci e Mariani, Di Stefano col preparatore Melani e mentre scherza con Banchelli)
La rifondazione arancione sta tutta nelle parole telegrafiche del sindaco-presidente e dell'ex esterno diventato mister. Dice Berti, circondato dal suo vice Bonechi e dall'assessore Tuci, dai calciatori e dallo staff, sotto il neon della stanza delle coppe, tra i poster della Pistoiese di Borgo e Frustalupi e di quella di Amerini e Banchelli: «Questa sede con tutti questi trofei in bacheca racconta una storia importante che noi vorremmo riprendere. Sarà dura, lo sappiamo, partiamo tecnicamente in ritardo, ma respiro una grande fiducia nell'aria, sento l'entusiasmo del mister e dei ragazzi con cui finora ho parlato. Sappiate che noi, quest'avventura e questo obiettivo di riprendere la storia gloriosa della società, non lo abbandoneremo neanche quando passeremo di mano alla finanziaria che sorgerà entro poche settimane e che nascerà all'insegna di due principi: trasparenza e onestà dei suoi soci». Un istante dopo e accanto a lui Oliviero Di Stefano, maglia azzurra e sponsor Vannucci in primo piano, rincara la dose della speranza: «Chi ha accettato questa sfida lo ha fatto perché ha sentito la voglia, lo stimolo, le motivazioni di far parte di un progetto che riporti in alto la squadra di Pistoia e con lei la città e il suo pubblico». Non si nasconde Di Stefano. D'altra parte sarebbe impossibile farlo: «L'obiettivo principale è riportare Pistoia nelle categorie che le competono». Tradotto: intanto in serie D.
C'è da stropicciarsi gli occhi, ma neanche troppo a pensarci bene: l'anno dell'Eccellenza, il punto più basso della storia arancione, quello che porterà al Melani avversari di borghi e paesi come Subbiano o Montemurlo, Sansovino o Piancastagnaio, inizia col sorriso. E con una carica che forse l'anno scorso di questi tempi, in C1, non c'era. Di certo con la stessa gente sugli spalti, o poco meno, di quella che tante volte si è vista al Melani durante l'ultimo campionato.
L'avventura della squadra di Di Stefano comincia a metà pomeriggio. Sono le 16.20 quando il gruppo sbuca dal sottopassaggio, dopo aver incontrato sotto i gradoni della tribuna i tifosi applaudendo al brindisi lanciato dal sindaco. Spuntano in 19, tantissimi volti di ragazzini ex Berretti, qualche veterano, tra cui l'ex Banchelli, l'ultimo colpo Giunta, Gemignani, e Francesco Calanchi, pistoiese che non ha mai giocato nella Pistoiese. Si radunano sotto la nord, per dieci minuti ascoltano gli input di Di Stefano. Poi alle 16.30 spaccate il fischio d'inizio. Di corsa, attorno al campo. E il primo passaggio sotto la tribuna è costellato di applausi. Il dramma di Foligno, i cambi di allenatore, il silenzio stampa, gli stipendi non pagati, il corteo antipresidente, e poi la tragicommedia Bortolotti-Romano-Righi-Pasquariello sembrano lontani un secolo, anche se in realtà lo sono solo poche ore. Accanto ai 19 in maglietta bianca e pantaloni blu e arancio, corrono Emilio Mazzucco, l'assistant coach, e il preparatore dei portieri Nicola Melani. Di Stefano osserva dall'altra parte del campo, due cronometri in mano, il fischio, la sacca coi palloni, i birilli. Di questi 19 solo 9 sono già certi: Banchelli, Calanchi, Gemignani, Giunta più cinque giovani (Benedetti, Petrilli, Elmi, Di Stefano, Fedi). Il resto della truppa sarà valutato durante questa settimana insieme ad altri che arriveranno giorno per giorno. «Vietato avere fretta», è la parola d'ordine di Di Stefano. «Meglio aspettare un giorno in più che sbagliare giocatore», dice il mister. Una cosa è certa: il 6 settembre per la prima di campionato, la Pistoiese correrà. «Il lavoro sul fondo lo rimanderemo a stagione in corso - spiega il mister -. Fin dall'inizio dovremo essere preparati ai ritmi degli altri e brillanti». 19 giorni, Pistoia non vede l'ora.
(nelle foto quattro momenti del raduno di ieri: i giocatori prima di entrare nel tunnel degli spogliatoi, il brindisi del sindaco con Bonechi, Tuci e Mariani, Di Stefano col preparatore Melani e mentre scherza con Banchelli)
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