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Lunedì la Covisoc deciderà sulla riammissione ma gli interrogativi sulla nuova proprietà rimangono tutti in piedi
Nella borsa arancione liberatorie e misteri
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A destra Giuseppe Romano consulente del presidenteComunque vada a finire si tratta di una vicenda senza precedenti
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PISTOIA. Viaggio a Roma per il presidente della Pistoiese Bortolotti e il segretario Mzzoncini. Nella borsa le ultime liberatorie e le copie degli assegni degli stipendi ai giocatori e la ormai famigerata fideiussione.
Speranze? Zero. Macalli, presidente della Lega Pro ieri è stato chiaro: «Mi risulta - ha detto -, ma il condizionale è d'obbligo, che la Pistoiese ha una situazione delicata: ad una mia domanda se aveva ottemperato a una precisa richiesta mi è stato risposto di no. Allora io dico, usando ripeto il condizionale in quanto è materia della Covisoc, che se non ha ottemperato a questo è fuori anche la Pistoiese».
La vicenda in cui è finita la Pistoiese è davvero incredibile e i personaggi sembrano usciti dal un film del migliore neorealismo post bellico.
In questa storia tutto è anomalo, a partire dall'acquisto. Un signore e alcuni suoi amici si presentano e nel giro di tre-quattro giorni concludono l'affare. Non sono i tempi del calcio. Quando una società viene ceduta, i bilanci si esaminano con cura, gli esperti delle due parti si icontrano, chi acquista passa al setaccio anche le virgole. Per la Pistoiese no, tutto si è svolto a velocità pazzesca.
Altra anomalia. Chi acquista smania dalla voglia di presentarsi ai tifosi, di comunicare loro i piani della società, la struttura. Bortolotti&company niente. Riserbo assoluto, telefoni quasi sempre staccati, incontri rifiutati. Il presidente evita i cronisti come la peste. E fa bene perché i cronisti del Tirreno sono curiosi.
Passano i giorni ma la società non dà notizie di sé. Iniziano però ad affiorare i primi dubbi sulla consistenza del gruppo e sulle loro reali intenzioni. Perché tanta difficoltà a trovare i soldi necessarie ad ottenere le liberatorie? Perché non c'è una banca disposta all'esborso? Poi salta fuori il consulente di Bortolotti e il Tirreno scopre che su di lui pende la richiesta per una condanna a dieci anni di reclusione per il fallimento del Ravenna. Proprio come in un film.
Speranze? Zero. Macalli, presidente della Lega Pro ieri è stato chiaro: «Mi risulta - ha detto -, ma il condizionale è d'obbligo, che la Pistoiese ha una situazione delicata: ad una mia domanda se aveva ottemperato a una precisa richiesta mi è stato risposto di no. Allora io dico, usando ripeto il condizionale in quanto è materia della Covisoc, che se non ha ottemperato a questo è fuori anche la Pistoiese».
La vicenda in cui è finita la Pistoiese è davvero incredibile e i personaggi sembrano usciti dal un film del migliore neorealismo post bellico.
In questa storia tutto è anomalo, a partire dall'acquisto. Un signore e alcuni suoi amici si presentano e nel giro di tre-quattro giorni concludono l'affare. Non sono i tempi del calcio. Quando una società viene ceduta, i bilanci si esaminano con cura, gli esperti delle due parti si icontrano, chi acquista passa al setaccio anche le virgole. Per la Pistoiese no, tutto si è svolto a velocità pazzesca.
Altra anomalia. Chi acquista smania dalla voglia di presentarsi ai tifosi, di comunicare loro i piani della società, la struttura. Bortolotti&company niente. Riserbo assoluto, telefoni quasi sempre staccati, incontri rifiutati. Il presidente evita i cronisti come la peste. E fa bene perché i cronisti del Tirreno sono curiosi.
Passano i giorni ma la società non dà notizie di sé. Iniziano però ad affiorare i primi dubbi sulla consistenza del gruppo e sulle loro reali intenzioni. Perché tanta difficoltà a trovare i soldi necessarie ad ottenere le liberatorie? Perché non c'è una banca disposta all'esborso? Poi salta fuori il consulente di Bortolotti e il Tirreno scopre che su di lui pende la richiesta per una condanna a dieci anni di reclusione per il fallimento del Ravenna. Proprio come in un film.
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