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Ma la porta della speranza resta aperta. «Stiamo lavorando, purtroppo qualcuno ci mette il bastone tra le ruote»
«Tra 2 giorni potrei lasciare»
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C’È SEMPRE UN PEGGIO... Sembrava che la Pistoiese a Foligno avesse toccato il fondo e invece...La minaccia. Pronto ad abbandonare il campo se entro due giorni la situazione non cambia. È ancora ottimista, ma vede la strada in salita
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di Riccardo Agostini
PISTOIA. Giornate faticose, quelle del presidente Roberto Bortolotti nella sede di via Venturi. Ma la soluzione, fino a ieri sera, non c'era. Anzi, una sua frase lapidaria dava bene l'idea della situzione: «Se entro un paio di giorni - afferma il nuovo presidente arancione, appoggiato allo stipite della porta della sala riunioni - non si smuove qualcosa, me ne vado. Lascio tutto e non voglio più saperne nulla». Momenti difficili, quelli ai quali accenna il presidente arancione.
Camicia celeste, pantalone scuro. Lavora senza sosta nella stanza del settore giovanile. Esce per rifiatare e si concede al cronista. Parla di poco tempo a disposizione e della difficoltà nel reperire le risorse finaziarie per andare avanti. Ma dice anche di più. «C'è qualcuno - afferma - che non vuole far partire la Pistoiese. Qualcuno che ci mette i bastoni tra le ruote». Ma dove? In città, o fuori? «Su entrambi i fronti», è la sua risposta sibillina. Ma cosa significhi questo e a chi si riferisca, non lo vuole spiegare. Così facendo, però, nascono voci non proprio rassicuranti, sul suo conto, gli facciamo presente. Si dice che le sue aziende non navighino in buone acque. «E qual'è - risponde - l'azienda che in questo momento naviga in buone acque?». Insomma, risposte non ce ne sono. Semmai, da ciò che dice il presidente Roberto Bortolotti, si capisce che la situazione è grave dal punto di vista finanziario, al limite dell'impossibile. «Sono ottimista? - prosegue - Sì sono ottimista. Per indole, sono sempre ottimista». Non accenna minimamente ad un ottimismo della ragione. E la sede, in questo tardo pomeriggio di luglio, sembra un campo di battaglia.
Si suona e si entra, accolti da Emanuele Mazzoncini. Gli chiediamo un incontro con il presidente Bortolotti ed aspettiamo. L'attesa non è lunga, anche perché nel frattempo si parla con il nuovo direttore sportivo in pectore, Daniele Simeoni. Anche lui è in attesa di certezze per poter firmare il contratto e partire. Ci racconta delle sue disavventure nel mondo del calcio, dalla carriera tra Rimini, Cosenza, Prato e Ternana, un ottimo giocatore di categoria, ma anche di quelle da dirigente. «L'anno passato - dice - avevo un contratto già firmato con la Spal, poi è cambiato presidente e non se n'è fatto più nulla». Sembra uno abituato a lavorare, però. È attivo, nella sala riunioni della sede, dietro a telefonate e qualche cartellina piena di fogli. «Purtroppo - aggiunge Simeoni - anch'io sono in attesa. Aspetto che mi si dia il via. Spetta alla società parlare in questo momento. Io mi potrò attivare solo dopo. Qualche idea ce l'ho, è ovvio. Ma occorre aspettare che la situazione societaria si chiarisca. Io non posso farci nulla». «Poi - aggiunge - avremo modo di collaborare e di parlare di cose concrete». Pare uno che va dritto al sodo. Uno che sa il fatto suo. Dopo un breve intermezzo con il segretario Rolando Mazzoncini, ecco il presidente. Si affaccia sulla porta della sala riunioni. È un pomeriggio caldo e la fatica si fa sentire. Lavora chiuso dentro la stanza riservata al settore giovanile, con il telefono che squilla continuamente. «Un messaggio da mandare alla città? - commenta - Stiamo lavorando». Un po' poco per chi, come gli sportivi arancioni, si aspetta da lui delle certezze. «Non ce ne sono - prosegue Bortolotti -. Ma la strada è in salita. Non è facile attivare le risorse economiche che servono». Quasi come a dire che strada facendo si sia trovato di fronte ad ostacoli imprevisti. Ma non chiarisce questo aspetto, nonostante le nostre insistenze. Nasconde qualcosa? O non sa nemmeno lui da che parte muoversi? Chissà. E' un uomo, però, che nonostante cerchi di dimostrarsi disinvolto, pare preoccupato. Ed ecco la frase più importante della visita: «Se non cambia nulla nei prossimi due giorni, lascio tutto. Abbandono il campo». Ma chi sono i suoi soci, cosa ha in mente di fare, quali sono i problemi, al di là di un vago «difficoltà finanziarie», non lo rivela.
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