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Val di Forfora senza medico: per una visita sessanta chilometri

di Carlo Bardini
Val di Forfora senza medico: per una visita sessanta chilometri

Il sindaco: trattative con l'Asl, anche soluzioni ponte per limitare i viaggi

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 Avete bisogno di una visita dal medico di famiglia? Nessun problema, basta mettersi al volante e prepararsi a un viaggio di oltre trenta chilometri, con quaranta minuti di tornanti a colpo. Dal prossimo 16 maggio, questa che sembra un'iperbole satirica diventerà la realtà quotidiana per gli abitanti della Val di Forfora. Con la rinuncia all'incarico del dottor Matteo Zagati, un intero territorio dell’ex comune di Piteglio si ritrova improvvisamente scoperto.

La situazione è critica per i residenti di paesi come Lanciole, Crespole e Calamecca. Borghi bellissimi ma fragili, dove il diritto alla salute sembra ora subordinato alla capacità di affrontare lunghi spostamenti verso Cutigliano, l'unico presidio rimasto accessibile. «Ora che andiamo verso la bella stagione — ironizza amara Stefania Mori, residente a Crespole — ci muoveremo anche volentieri». Ma dietro il sarcasmo si cela una preoccupazione profonda: la Val di Forfora è una terra di "eroi" della resilienza che ora si sentono traditi dai servizi essenziali.

La causa del paradosso è un cortocircuito burocratico e strutturale: i medici che ricevono a San Marcello sono tutti "oberati", avendo raggiunto il tetto massimo di assistiti. Stesso scenario sul versante pesciatino, che geograficamente sarebbe il naturale sbocco per queste frazioni. «Molti di noi — spiega Sabrina Carrara di Lanciole — sono costretti a scegliere il medico a Cutigliano-Abetone. San Marcello è pieno, Pescia pure. E visto che negli ambulatori della Casa Comunale della Val di Forfora non sembra voler venire nessuno, non ci resta che la montagna più profonda».

Il problema principale è l’età media della popolazione. «Mio suocero ha 92 anni — continua Carrara — e ha bisogno di assistenza costante. Non oso immaginare cosa significhi dover fare 60 chilometri tra andata e ritorno per ogni controllo». Un'ora e venti di viaggio, esclusa l'attesa in ambulatorio, per una prestazione base. Lanciole è l'estremo confine del Comune di San Marcello Piteglio, a un passo dalla Valdinievole, eppure i suoi abitanti devono paradossalmente risalire l'Appennino. Senza medico, da giovedì prossimo, rimarrà anche il sindaco Luca Marmo. «Aspettavo di fare la mia scelta sperando che lo scenario si chiarisse, ma più aspetto e più mi sento svantaggiato», confessa il primo cittadino, che non nasconde l’amarezza per un disagio di cui la comunità non riesce a farsi una ragione. L’amministrazione è in costante contatto con l’Asl per accelerare l’individuazione di un nuovo incaricato, ma si studiano anche soluzioni alternative: «Valutiamo se ci siano medici disponibili a fare ambulatorio in zona anche senza essere i titolari della scelta del paziente, per garantire almeno le funzioni minime e ridurre i chilometri agli anziani». 
 

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