Il Tirreno

Pistoia

L'indagine

Pistoia, muore dopo un anno di ricoveri: indagati due medici

di Maria Salerno

	Edos Tempestini morto dopo tre ricoveri in altrettante strutture in un anno
Edos Tempestini morto dopo tre ricoveri in altrettante strutture in un anno

Edos Tempestini è stato trasferito a Careggi e da lì al Don Gnocchi, dov’è spirato il primo gennaio 2026. La figlia: lottiamo perché sia fatta luce sull’intera vicenda

4 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Qualche giorno fa - dopo oltre un anno di ricoveri in tre diverse strutture sanitarie toscane – Edos Tempestini, ottantenne di Pistoia, è tornato a casa dentro un’urna cineraria.

La vicenda di Tempestini, deceduto lo scorso primo gennaio al centro di riabilitazione Don Gnocchi di Firenze è attualmente al vaglio degli inquirenti del tribunale di Pistoia e di quelli di Firenze. Due i medici dell’ospedale San Jacopo di Pistoia indagati per lesioni colpose nell’esercizio della professione sanitaria.

L’ipotesi da accertare è se a causare la morte siano state l’imperizia e la negligenza nonché la violazione di alcune linee guida nell’effettuazione di una pericardiocentesi, procedura medico-chirurgica salvavita, al San Jacopo e del successivo trasferimento in urgenza all’ospedale Careggi di Firenze. Il paziente arriva per la prima volta al San Jacopo il 17 gennaio del 2025 tramite un accesso al pronto soccorso lamentando difficoltà a respirare. Nonostante venga rilevato liquido ai polmoni viene rimandato a casa con controllo programmato il lunedì successivo. Gli viene trovato liquido anche al cuore, ma viene rimandato a casa con ennesima visita programmata per il lunedì successivo, ma la notte prima Edos Tempestini non si sente bene, arriva in ambulanza al pronto soccorso del San Jacopo e viene ricoverato. «I medici venerdì pomeriggio ci tranquillizzano e ci dicono che il lunedì successivo lo dimetteranno – racconta la figlia Irene – ma il quadro peggiora. Il giorno dopo dal reparto di Medicina viene spostato in Subintensiva, tentano una pericardiocentesi che non riesce e viene trasferito a Careggi per la procedura. Due ore dopo ricevo la telefonata dal chirurgo che ha effettuato la pericardiocentesi che mi dice che è arrivato a Careggi in arresto cardiaco e che non era monitorato; la pericardiocentesi viene eseguita con successo ma è in coma. Non è chiaro cosa sia accaduto dal momento in cui ha lasciato il San Jacopo fino alla telefonata del chirurgo di Careggi. Per questo ho contattato il mio avvocato di fiducia Monica Monagheddu».

Ma quello sarà solo l’inizio del lungo calvario vissuto dal paziente, che da lì a breve sarebbe stato trasferito all’Unità stati vegetativi. La famiglia si oppone strenuamente perché vede alcuni segnali da parte del loro caro. Dalla Terapia intensiva cardiochirurgica di Careggi viene, quindi, trasferito nuovamente al San Jacopo in Terapia intensiva con etichetta “encefalopatia metabolica/post anossica” ovvero uno stato vegetativo non recuperabile, che però sembra confliggere coi segnali osservati quotidianamente dai familiari del paziente.

Alla richiesta della famiglia di effettuare ulteriori accertamenti, però, l’ospedale di Pistoia risponde richiedendo e ottenendo la nomina di un amministratore di sostegno. «Sono stata accusata di accanimento terapeutico, ma non mi arrendo – racconta Irene Tempestini – voglio vederci chiaro. Sporgo denuncia/querela e ottengo il trasferimento al Don Gnocchi, credendola un’ottima struttura che potesse rivalutare mio padre in modo autonomo. Accade l’esatto opposto». Adesso è Irene ad essere l’amministratrice di sostegno del padre, ma alla sua richiesta (accolta dal giudice tutelare) di farlo visitare all’interno della struttura da un multi specialista in pneumologia, cardiologia e medicina interna divenuto suo consulente di parte, viene sollevata dall’incarico di ads, su istanza dello stesso Don Gnocchi. Viene allora rinominato lo stesso avvocato che aveva ricoperto l’incarico su istanza del San Jacopo, il quale richiede la perizia di un consulente tecnico d’ufficio. A quella visita partecipa anche il consulente dei familiari che contesta modalità e contenuti. «Non sto affermando che la mia revoca come ads causi direttamente il decesso, questo lo chiariranno l’autopsia e la Procura – evidenzia la figlia – Le indagini sono ancora in corso, ma da quel momento ho visto un peggioramento nella gestione complessiva. Sono stata presente ogni giorno accanto a mio padre, dal primo accesso al pronto soccorso fino al decesso. Ho combattuto per salvarlo, per dargli le cure e la dignità di cui ogni persona ha diritto. Come figlia e come cittadina chiedo che sia fatta luce su una vicenda che per mio padre, per me e mia madre, è stato un lungo calvario quotidiano. Mio padre è morto indifeso, inerme, ma voglio verità e giustizia, per lui e per tutti gli indifesi costretti in un letto, privi di voce».

«Esprimiamo vicinanza alla famiglia e garantiamo la massima trasparenza e collaborazione con le autorità competenti», fanno sapere, intanto, dalla Usl Toscana Centro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Speciale Sanremo 2026
L’evento

Sanremo 2026, la scaletta ufficiale della prima serata: apre Ditonellapiaga – Tutti i big sul palco

di Redazione web