Quarrata, ucciso e sepolto in un terreno: la procura chiede il processo per il figlio
Il corpo del 70enne fu trovato il 22 luglio, a un mese dalla scomparsa, sul retro di un capannone dove il 42enne lavorava come fabbro
QUARRATA. Dalla procura di Pistoia sono partite le notifiche alle parti interessate di conclusione delle indagini per l’omicidio di Salvatore Blandino. Il pm Claudio Curreli ha chiesto il rinvio a giudizio di Giuseppe Blandino, 42 anni, in carcere da fine luglio per il presunto omicidio del padre Salvatore, di 70 anni, trovato sepolto in un terreno sul retro di un capannone dove il figlio lavorava come fabbro in via Branaccia, alla Ferruccia di Agliana.
Spetterà al giudice per le udienze preliminari, una volta fissata la data dell’udienza, valutare l’eventuale rinvio a giudizio del 42enne. Nel caso, non si tratterebbe di un rito abbreviato ma di un processo in Assise, a Firenze. Perché il pubblico ministero ha contestato a Giuseppe Blandino, oltre al parricidio, i futili motivi. Due aggravanti che non consentono il rito abbreviato, in quanto si tratta di motivazioni che - se riconosciute dalla Corte - prevedono anche la pena dell’ergastolo.
Alla luce delle indagini svolte il pm ha contestato quindi, oltre il parricidio, i futili motivi. Questioni di denaro: tra padre e figlio sembra che le liti per le richieste di denaro del figlio fossero frequenti. Dalla procura, una volta che le due sorelle di Blandino avevano presentato denuncia di scomparsa per la mancanza di notizie del congiunto, le indagini si erano volte in direzione del figlio, visto anche l’uso fatto da questi del bancomat del padre poco dopo la sparizione.
Da capire se, una volta letti gli atti, Blandino (attualmente in carcere a Pistoia) deciderà di far chiedere al suo legale, l’avvocato Enrico Giuntini, di essere interrogato. Una possibilità che aveva rigettato. Blandino non rispose al pm in sede di fermo, e si avvalse della facoltà di non rispondere davanti al giudice. Quando il corpo del padre non era ancora stato ritrovato, a carico di Giuseppe Blandino era stato aperto un fascicolo d’indagine per uso indebito di carta di credito.
Poi fu rinvenuta la presenza di sangue nella cucina dell’abitazione (sullo stipite della porta della cucina) e le indagini degli inquirenti presero una direzione precisa. Dai riscontri ambientali e dalla visualizzazione di telecamere i carabinieri risalirono all’uso, da parte del 42enne, di un furgone che si era fatto prestare da un amico (risultato ignaro dell’uso per cui era stato chiesto). Furgone su cui, secondo la procura, Blandino avrebbe caricato il caricato il corpo del padre per poi seppellirlo in una porzione di terreno tra il capannone e un campo limitrofo. Il transito sul furgone, immortalato dalle telecamere del Comune di Quarrata, e l’intercettazione delle celle telefoniche aveva consentito di verificare gli spostamenti. Secondo la ricostruzione della procura, quella mattina di fine giugno, il figlio si era recato dal padre al mattino, non trovandolo in casa perché questi era andato a fare la spesa al supermercato, ed era tornato all’ora di pranzo.
È verosimile, secondo gli inquirenti, che il 70enne sia stato ucciso il 22 giugno, stesso giorno in cui le sorelle (sopratutto una, con cui era solito sentirsi tutti i giorni) smisero di avere sue notizie. A distanza di un mese esatto, il 22 luglio, il ritrovamento del cadavere nel campo. La colluttazione tra padre e figlio sarebbe avvenuta, secondo la Scientifica, tra il soggiorno e la cucina. Nel corso dell’autopsia eseguita dal dottor Ugo Ricci sono state rilevate sul corpo del 70enne varie ferite riconducibili all’uso di un coltello. Fatale una coltellata alla gola.
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