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Pistoia, presunti abusi sulla nipotina: «Condannate lo zio a 12 anni»

di Lorenzo Carducci
Un'aula di tribunale foto d'archivio
Un'aula di tribunale foto d'archivio

Il 31enne era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nel 2023 dopo la denuncia dei genitori della bimba, ieri il giudizio abbreviato

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PISTOIA. Con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata ai danni della nipotina di 10 anni, la figlia del fratello, a settembre 2023 un trentunenne pistoiese era finito in carcere, colpito da un’ordinanza di custodia cautelare emessa del gip del tribunale al termine di un’indagine lampo portata avanti dalla procura.

E ieri, nel giudizio abbreviato chiesto dagli avvocati Pamela Bonaiuti e Letizia Zabaroni (condizionato all’escussione di due testimoni, la sorella e un amico dell’imputato), il pubblico ministero Chiara Contesini ha chiesto nei suoi confronti la condanna a 12 anni di reclusione. I benefici del rito abbreviato, celebrato cioè direttamente in udienza preliminare senza dibattimento, prevedono che in caso di condanna la pena sia scontata di un terzo e successivamente di un ulteriore sesto in caso di mancato appello. La sentenza sarà il prossimo giovedì.

Molto dell’esito si gioca sulla valutazione dell’attendibilità della bambina, sostenuta dall’accusa e contestata dalla difesa. Ciò che, attorno alla metà di agosto 2023, aveva spinto la bambina a confidarsi con la mamma sarebbe stato il cambiamento avvenuto nel tipo di attenzioni nei suoi confronti da parte dello zio. Troppo, per poter sopportare ancora. Quelle attenzioni particolari sarebbero iniziate già quando lei aveva appena cinque o sei anni. E via via si sarebbero fatte sempre più pesanti. Sfociando in baci e carezze intime ogni volta che rimaneva da sola in casa con lo zio, quando i genitori erano al lavoro oppure durante il riposino pomeridiano, nella sua cameretta. Non trovando più la forza di tacere, la bambina a dieci anni, in lacrime, aveva raccontato tutto alla mamma. La madre, per non mettere ulteriormente a disagio la figlia, aveva ascoltato il suo racconto con apparente calma ma con il sangue che le si era gelato nelle vene già alle prime parole. Poi, aveva raccontato tutto a sua volta al padre. Quindi, la decisione di rivolgersi a un’amica psicologa e alla pediatra, e di andare a sporgere denuncia una volta fatta visitare la piccola in ospedale.

Scattate le indagini, gli inquirenti hanno raccolto elementi a favore della veridicità del racconto della bambina su ciò che sarebbe accaduto in quegli ultimi anni. E su ciò che lo zio paterno, dicendole che era bellissima, le avrebbe fatto nonostante lei non volesse. Il giorno in cui il 31enne finì in carcere, i carabinieri gli sequestrarono il telefono cellulare, nella cui memoria avrebbero trovato foto sospette della nipotina. Tra gli elementi che costituiscono il fascicolo della procura, anche la denuncia sporta dai genitori della bambina, ora parti civili, e il resoconto dell’audizione protetta in cui la piccola aveva ripercorso con una psicologa il suo lungo calvario.

Di altro avviso la tesi difensiva, che basandosi sulle risultanze della perizia fa leva su una tendenza della bambina alla confabulazione ed esclude il ritrovamento di materiale pedopornografico sul cellulare dell’imputato. La sorella di quest’ultimo ha inoltre asserito di aver sentito la bambina dire alla madre di sentirsi in colpa per quanto fatto allo zio. Solo l’imminente verdetto stabilità se questi elementi basteranno ad evitare la condanna allo zio oppure no.


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