Pistoia, violentata in un vicolo del centro: no al “patteggiamento” in appello
Condannato in primo grado, l’imputato avrebbe potuto evitare il carcere
PISTOIA. Se i giudici avessero prestato il loro consenso, avrebbe evitato il carcere, grazie ai benefici che la legge prevede per gli imputati con meno di 21 anni all’epoca del reato contestato. Ma così non è stato.
I giudici della corte d’Appello di Firenze hanno infatti respinto la richiesta di concordato (una sorta di patteggiamento in sede di processo di secondo grado) presentata, in accordo con la procura generale, dagli avvocati difensori di uno dei due presunti autori (l’altro, dopo la condanna in primo grado non aveva presentato ricorso) dello stupro subito, nel 2020, in un vicolo del centro di Pistoia, da una ragazza di 17 anni, poi ripresa col cellulare seminuda mentre giaceva per terra.
I due erano stati condannati con il rito abbreviato dal gup di Firenze con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e produzione di materiale pedopornografico (reato quest’ultimo di competenza distrettuale, motivo per cui la competenza del caso, avvenuto a Pistoia, fu spostata alla procura e al tribunale di Firenze): 3 anni e 2 mesi per uno, promessa del calcio, e 2 anni e 4 mesi per l'altro.
Inoltre i due giovani erano stati condannati al risarcimento dei danni, con una provvisionale complessiva di 30mila euro.
Solo l'imputato con la pena più pesante ha poi impugnato la sentenza. Il suo avvocato, in Corte d’appello, ha presentato la richiesta di concordato stabilita assieme alla procura generale, che prevedeva una riduzione della pena a 2 anni e 6 mesi e la sospensione condizionale. In questo modo, il giovane, oggi 23enne, non sarebbe andato in carcere.
I giudici della terza sezione hanno però detto no e hanno rinviato il processo per la decisione al prossimo 2 dicembre».
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