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Pistoia, metalli pesanti e diossine nel terreno dell’ex campo volo
Inquinate da sostanze chimiche anche le falde sotterranee
PISTOIA. Idrocarburi, piombo, rame, zinco, diossine-furani e cromo nel suolo superficiale (per la maggior parte strettamente riconducibili all’abbandono e all’abbruciamento di rifiuti in superficie) e in parte anche nel suolo profondo. Ferro, manganese, arsenico e tricloroetilene nelle acque sotterranee. Sono i principali elementi chimici inquinanti di cui – lo si legge nel report delle indagini ambientali effettuate dalla ditta Materia3 di Scandicci, incaricata dal Comune – sono stati riscontrati valori superiori alla soglia di contaminazione stabilita per legge, lungo il torrente Brusigliano, in via Ciliegiole, nell’area di 32mila metri quadrati nota come ex campo di volo, sul retro dell’ospedale San Jacopo.
I fondi e gli obiettivi
Una discarica abusiva di rifiuti a cielo aperto, che l’amministrazione Tomasi si era prefissata di riqualificare e restituire alla città, sanando un’annosa ferita. Per farlo, entro la primavera del 2026, ha ottenuto più di un milione e mezzo di euro, tra Pnrr e fondi ministeriali. Lo scorso maggio sono arrivati i risultati della caratterizzazione ambientale e delle analisi dei campionamenti eseguiti nel sito, la prima fase a cui seguirà il passaggio cruciale della bonifica. Nel consiglio comunale di lunedì pomeriggio (16 settembre), il tema dei rilevamenti (ma non solo) è stato affrontato pubblicamente per la prima volta, partendo dall’interpellanza con cui il consigliere del Pd Paolo Tosi ha chiesto alla giunta un aggiornamento.
I dati
«I dati tecnici ci evidenziano molte criticità che si possono leggere anche nelle note di Arpat e Asl – le parole di Tosi – tanti punti di domanda su questo sito interessato da anni e anni di abbandoni abusivi che non sembrano finire (la strada che porta al campo nomadi è disseminata di rifiuti di ogni tipo, compresi resti di automobili, nda), anche dopo i campionamenti. Mesi fa c’è stato addirittura un incendio di rifiuti dopo che si erano fatti i rilevamenti. È doveroso conoscere se i superamenti delle concentrazioni di soglia possono essere fonte di rischio sanitario e ambientale, nello specifico per i residenti del campo rom e per il vicino presidio ospedaliero San Jacopo. La questione non è di poco conto per la nostra città. Ci sono molti dubbi che devono essere sciolti».
L’assessore alla politiche ambientali e ai rifiuti Gabriele Sgueglia ha risposto confermando che in alcuni punti «sono stati riscontrati superamenti delle concentrazioni soglia», precisando che «è stato comunque stabilito di continuare il monitoraggio della falda con l’obiettivo di acquisire ulteriori dati e valutare la presenza o meno di contaminazione, mentre è da escludere il rischio sanitario legato ai pozzi di approvvigionamento per l’acqua, visto che da anni non vengono utilizzati e sono anche recintati».
La conferenza dei servizi
Vista la complessità tecnica della materia – oggetto anche di una conferenza dei servizi col coinvolgimento di Arpat, Asl Toscana Centro, Publiacqua, Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, Ato Toscana Centro e Alia – ciò che è emerso però non basta a chiarire del tutto i dubbi della cittadinanza sul grado di pericolosità del sito. Nella relazione si legge che i campioni di terreno e delle acque, eseguiti dopo la rimozione dei rifiuti da parte di Alia lungo il Brusigliano e sul lato est di via Ciliegiole, «hanno mostrato una generale conformità alle concentrazioni soglia» previste dalla normativa, eppure al contempo qualche valore "in rosso" c’è, con un inquinamento forse anche di portata più vasta rispetto alle aspettative.
L’assessore ha ribadito «la necessità di procedere poi alla bonifica, partendo dalla rimozione dei terreni contaminati». L’operazione dovrà partire il prima possibile, a 2025 non troppo inoltrato. Per il resto, Sgueglia ha aggiunto che dell’attività criminosa di scarico dei rifiuti si è interessata l’autorità giudiziaria, mentre il futuro del campo nomadi è ancora incerto. La permanenza in loco, benché finora autorizzata, resta incompatibile con la futura realizzazione di una cassa di espansione per il torrente Ombrone (con un volume di invaso di 650mila metri cubi), concepita per aumentare la sicurezza idrogeologica di Pistoia e della Piana. In virtù dell'accordo di collaborazione firmato nel 2020, della progettazione se ne occuperà la Regione.
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