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Da laureanda in lingue straniere a “influencer” della cucina vegana

Da laureanda in lingue straniere a “influencer” della cucina vegana

Montale, la storia della svolta di vita e professionale della venticinquenne Matilde

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MONTALE. C’è chi dice no. No al consumo non solo di carne, ma anche di latte, uova e qualsiasi altro alimento che proviene dallo sfruttamento animale. Una sensibilità che si sta facendo strada e che, 4 anni fa, ha coinvolto anche Matilde Romani, 25 anni di Montale, imprimendo una svolta radicale alla sua esistenza. All’epoca Matilde era una giovanissima laureanda all’università Ca ’Foscari di Venezia. Fino ad allora, non si era mai interessata a tematiche inerenti l’etica dell’alimentazione, come lei stessa ammette: «La molla scattò leggendo un articolo di giornale, in cui si ipotizzava una correlazione fra pipistrelli e maiali nella trasmissione del virus del Covid che, attraverso la carne suina, sarebbe poi stato trasmesso all’uomo».

Erano gli anni bui della pandemia e il dibattito sulla diffusione del terribile virus erano all’ordine del giorno. Fu quindi proprio focalizzando la propria attenzione sulle tristi condizioni degli allevamenti intensivi dei maiali che in Matilde Romani prese forza la consapevolezza di rifiutare qualsiasi alimento che poggiasse la sua origine sullo sfruttamento animale. Così lei stessa descrive la sua metamorfosi: «Iniziai a confrontarmi con le immagini terribili degli allevamenti intensivi non solo dei maiali ma di tutti gli altri gli animali. Immediatamente presi la decisione di abolire dalla mia alimentazione qualsiasi alimento di origine animale. Dobbiamo ricordare infatti che anche le uova e il latte provengono da tecniche di allevamento intensive, che si basano appunto sulla sfruttamento animale. Le vacche, ad esempio, hanno il latte solo perché vengono continuamente ingravidate per poi strappare loro il vitellino che sarà destinato alla macellazione».

E da queste sue nuove convinzioni, arrivo una svolta anche alla sua vita professionale. Dopo aver conseguito la laurea triennale rinunciò a seguire il percorso di laurea magistrale in lingue e, con il coraggio tipico dei giovani, si lanciò nello studio dell’alimentazione vegana, iniziando a frequentare corsi di perfezionamento. Padova, Lucca e Milano furono le tappe di questa sorta di viaggio iniziatico che, nel giro di pochissimo tempo, è diventata la sua vera ragione di vita. Ben presto la giovane montalese trovò lavoro in alcuni ristoranti vegani, per poi approdare a un famoso resort, interamente vegano, a San Gimignano. Queste esperienze hanno cementato in lei la convinzione che essere una cuoca vegana è ormai la missione della sua vita e, forte di questa convinzione, ha iniziato a pubblicizzare le sue ricette anche attraverso i social, con il profilo istagram @ilverdeincucina.

Insomma, una sorta di “influencer” dello stile vegano, supportata in questa attività anche dal suo fidanzato Franky Gori, suo coetaneo che da tempo ha abbracciato la causa vegana, Matilde Romani è diventata in poco tempo molto conosciuta ed apprezzata. Con molta fiducia, delinea quindi quello che lei ipotizza poter essere il suo futuro, che fa pernio esclusivamente su uno stile di vita in cui non sia contemplato lo sfruttamento animale: «Io e Franky vorremmo vivere in una casa in campagna e, con i prodotti provenienti dal nostro orto, produrre cibi vegani e bevande fermentate da immettere nel mercato. Le bevande fermentate che possono avere un ottimo sbocco commerciale sono la kombucha, bevanda a base di the verde, ginger beer, birra a base di zenzero, kvass, bevanda ottenuta dalla fermentazione della barbabietola, tipica dell’Ucraina. Altri prodotti possono essere il sidro di mele, e il Kfir, sia d’acqua che di latte vegetale».

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