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Il dopo elezioni

Pistoia, tra europee e comunali quanta differenze: chi ha vinto le prime ha perso le seconde

Pistoia, tra europee e comunali quanta differenze: chi ha vinto le prime ha perso le seconde

Il trionfo in Europa solitamente ha coinciso con la sconfitta ai municipi

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PISTOIA. Sono elezioni diverse, su cui incidono fattori diversi, e questo può spiegare la difformità tra voto alle europee e voto alle comunali, ma, tranne alcune (e rare eccezioni), in questa circostanza più che “difformità” si può parlare di vero e proprio “ribaltamento”. Infatti quasi ovunque nella nostra provincia lo stesso corpo elettorale si è espresso in modo diametralmente opposto tra il segno messo sulla scheda rosa delle europee e quello fatto invece sulla scheda celeste delle amministrative. Ed è una differenziazione bipartisan, perché se è vero che quasi ovunque – alle europee – ha vinto il centrodestra (e Fratelli d’Italia in particolare) mentre invece alle comunali si sono imposti soprattutto i candidati sostenuti dal centrosinistra, è altrettanto vero il contrario. È il caso di Lamporecchio: questo è l’unico Comune in Provincia – tra quelli in cui si votava per entrambe le competizioni elettorali – in cui il Pd è stato il primo partito alle europee. Del resto si tratta di una realtà dalla lunga e mai tradita tradizione di sinistra (storica la “sfida” con il comune lombardo di Sesto San Giovanni per contendersi il titolo di “Stalingrado d’Italia”). Ebbene, al momento di scegliere il primo cittadino la sorpresa: Alessandro Torrigiani, candidato ufficiale del centrosinistra, nonché segretario provinciale del Pd e sindaco uscente, è stato sconfitto, e nettamente, dalla candidata della lista civica Anna Trassi, che ha conquistato la metà esatta dei voti.

Ma ancora più netto è stato il passaggio inverso, quello dal centrodestra al centrosinistra tra il voto alle europee e quello alle amministrative. Uniche eccezioni Agliana, dove la percentuale attorno al 50% riscossa complessivamente dai partiti di centrodestra alle europee si è riflessa pari pari alle comunali, e Chiesina Uzzanese, dove la netta affermazione dei partiti di centrodestra si è riproposta in misura anche maggiore nel successo del sindaco Fabio Berti, sostenuto appunto dallo stesso schieramento.

Poi però è il centrosinistra ad aver eletto, e in molti casi confermato, i propri sindaci, nonostante il voto politico delle europee avesse detto ben altro. Centrosinistra che probabilmente domenica notte, all’apertura dei seggi della contesa continentale, ha temuto che quel risultato, con un centrodestra forte grazie soprattutto a FdI, si riverberasse anche nelle amministrazioni locali. Timore svanito quasi subito il lunedì pomeriggio, all’apertura delle urne.

Il dato più plateale quello della Montagna Pistoiese, dove il centrodestra aveva fatto man bassa di consensi: ad Abetone-Cutigliano, FdI, Lega e Forza Italia insieme avevano superato il 58% dei consensi, a Sambuca avevano sfiorato il 50%. Poi però a vincere sono stati i candidati civici, ma comunque appoggiati dal centrosinistra. Ad Abetone il candidato sostenuto dal centrodestra Andrea Tonarelli si è fermato al 37,8%, mentre a Sambuca Maurizio Pasquinelli, che oltre quelli del centrodestra poteva contare anche sui voti di Italia Viva (di cui edra espressione), si è fermato al 28,2%.

Scenari analoghi negli altri Comuni. A Buggiano le tre forze principali del centrodestra avevano conquistato, da sole, quasi la metà dei consensi alle europee, ma il loro candidato alle comunali Fabio Pinelli si è fermato al 17,2%. Dall’altra parte il centrosinistra, che tra Pd, Verdi e Sinistra, M5S in Europa arrancava attorno al 40%, ha assistito al trionfo del proprio candidato sindaco Daniele Bettarini, eletto con il 78,5% dei voti. Scenari analoghi a Massa e Cozzile e Pieve a Nievole, con il centrodestra vittorioso in europa ma letteralmente annullato alle municipali. A Montale il centrodestra, accreditato di quasi il 50% dei voti in Europa, alle amministrative non solo ha assistito al successo (col 39%) del candidato di centrosinistra Ferdinando Betti, ma ha visto il proprio rappresentante fermarsi al 32,5%, insidiato da vicino, al 28,5%, anche Sandro Nincheri, candidato sì di una lista civica, ma chiaramente riconducibile al centrosinistra.

Passando ai comuni più grandi a Monsummano Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia alle europee erano vicini al 50%, ma alle comunali il loro candidato si è fermato al 36,4% e hanno assistito al successo già al primo turno, con il 56,49%, della candidata sindaca uscente Simona De Caro, del centrosinistra.

Ancor più complesso il discorso di Montecatini, dove la corsa al municipio ha visto un forte riferimento civico, dove orientarsi con l’appartenenza politica non era poi così facile. Ma il candidato ufficiale del centrodestra, il sindaco uscente Luca Baroncini, 5 anni fa vittorioso al primo turno, si presentava allo spoglio delle comunali forte di un consenso del suo schieramento alle europee che superava il 55%. Invece si è fermato al 33,7%. Certo, questo vuol comunque dire partire in pole al ballottaggio, ma è anche il segno che molti voti si sono riversati dal centrodestra sugli altri candidati.

Come interpretare questi dati? Beh, le possibili letture sono diverse. Si può parlare di maggiore o minore, a seconda dei punti di vista, capacità di intercettare le esigenze del territorio, ma anche di un corpo elettorale capace di valutare andando anche al di là dello steccato rappresentato dal proprio ideale politico, e questo non è necessariamente un male, anzi.

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