Pistoiese, le accuse contro De Simone e Lehmann: «Persone che vivono di truffe, assiduamente inclini al delitto»
Non usa mezzi termini il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma Mara Mattioli: ecco l’ordinanza
PISTOIA. Un’attività quotidiana. Da parte di soggetti costantemente dediti alle truffe ai danni dell’Unione europea e dello Stato italiano e che vivono abitualmente dei guadagni di tale attività illecita. Un’attività, insomma, che fa parte della loro stessa vita: la continua ricerca di società, la completa messa a disposizione di professionisti per le pratiche necessarie a ottenere illecitamente i finanziamenti, il successivo trasferimento all’estero del denaro fraudolentemente ottenuto, la piena disponibilità a partecipare alle varie fasi esecutive... “Sicuri indici di personalità particolarmente inclini al delitto”.
Non usa mezzi termini il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma Mara Mattioli nell’ordinanza con cui, su richiesta della procura europea di Venezia, ha disposto le misure cautelari del carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di 22 degli indagati nell’ambito di una maxi-truffa da oltre 600 milioni di euro ai danni della Ue, messa a segno attraverso l’illecito incasso di finanziamenti Pnrr. A finire in cella, gettando nel subbuglio il mondo legato alla Pistoiese calcio, il 44enne irpino Maurizio De Simone, ex patron della società arancione e attualmente garante dimissionario del Trust Orange, che tramite la Holding Arancione detiene la proprietà della società ; e Stephan Lehman, il 61enne imprenditore tedesco detentore delle quote di maggioranza della Holding Arancione fino a maggio 2023, quando cedette il controllo proprio a De Simone. Fatto sta che entrambi sono accusati del reato di associazione per delinquere oltre che dei singoli reati legati alla maxi-frode (truffa aggravata, frode fiscale e riciclaggio). Lehmann addirittura come capo promotore dell’associazione e di riciclatore del profitto illecito, De Simone come partecipe dell’associazione.
Il gip di Roma sottolinea come “ l’elevato numero di truffe commesse e programmate, le modalità esecutive, i rapporti tra gli indagati siano espressivi della stabilità del vincolo associativo, del carattere programmatico del disegno delittuoso, volto a ottenere dall’attività illecita rilevanti profitti attraverso il radicamento stabile sul territorio dell’organizzazione, la cui operatività è rafforzata e facilitata anche dalla precisa suddivisione dei ruoli e dei compiti”.
Il modus operandi è sempre lo stesso, spiega il giudice. I bandi per ottenere i finanziamenti del Pnrr prevedono che gli importi ottenibili siano parametrati all’ammontare dei ricavi indicati nei bilanci. Ma le società utilizzate dagli indagati erano imprese in crisi, che non avevano svolto alcuna attività negli anni precedenti, o solo una minima attività, e non avevano presentato bilanci o dichiarazioni fiscali nei termini previsti. Per questo, “al chiaro fine di gonfiare i ricavi per accedere e ottenere il massimo del finanziamento, tali società hanno approvato i bilanci, risultati palesemente falsi e gonfiati, oltre il termine previsto dal codice civile e spesso nello stesso giorno o a distanza di pochi giorni gli uni dagli altri. Bilanci poi depositati, nella maggior parte dei casi, dai medesimi professionisti abilitati” (anche loro arrestati). Tutte società commesse tra loro: “gli indagati, infatti, risultano avvicendarsi nelle cariche societarie delle diverse società”.
Dalle indagini è emerso che il principale collegamento tra le truffe legate ai fondi Pnrr era la società Omav srl, nota a Pistoia in quanto legalmente rappresentata da Omar Vecchione (finito ai domiciliari) e di fatto amministrata da Maurizio De Simone, anche dopo che era stata ceduta all’inizio del 2023 a Michele Nicoloro.
Società da cui è tra l’altro partito il filone d’indagine ancora in corso e legato più strettamente alla Pistoiese calcio, e per il quale la procura ha chiesto la liquidazione giudiziale. Indagine, condotta dalla procura di Pistoia, che ha consentito di ipotizzare condotte illecite (bancarotta fraudolenta e fatturazioni inesistenti) volte ad aggravare il dissesto della società calcistica, mediante l’omissione sistematica del pagamento dei debiti tributari e previdenziali e di quelli verso i fornitori. Ipotizzata inoltre l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito proprio dei rapporti tra Pistoiese ed Omav.
In tale inchiesta, ad essere indagati, oltre a De Simone, Matilda Jace (37 anni), dimissionaria dalla carica di amministratore unico della società e della Holding Us Pistoiese 1921 Srl nonché “director” del Trust, e al commercialista della società Antonio Gammieri (68 anni), padre dell’avvocato ex amministratore unico del club, c’è infatti anche Omar Vecchione (48 anni), creatore della Omav. Società che, nella stagione calcistica 2022/23 era partner commerciale della Pistoiese e di cui risultava dipendente lo stesso De Simone. I rapporti furono interrotti dalla Pistoiese dopo che a dicembre 2022 la sede pistoiese della Omav fu visitata dalla finanza a seguito di un’indagine della procura di Avellino per una truffa da 15 milioni di euro sui bonus facciata.
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