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Pistoia, chiesta la condanna a 14 mesi per la ex preside Pastacaldi. I fatti contestati fecero clamore
Il pm: «Volle mettere una toppa a quelle sospensioni frettolose»
PISTOIA. Falsità ideologica in atto pubblico rivelazione di segreto d’ufficio e diffamazione a mezzo stampa e tv: queste le accuse per le quali era stata rinviata a giudizio la ormai ex preside del Liceo artistico “Policarpo Petrocchi” di Pistoia, la pratese Elisabetta Pastacaldi. Nel pomeriggio di ieri, per la dirigente scolastica adesso in pensione, chiusa la fase dibattimentale del processo, il pm Luigi Boccia ha chiesto la condanna a un anno e due mesi di reclusione per tre di quattro capi di imputazione e l’assoluzione per quanto riguarda il reato di diffamazione.
Otto mesi di reclusione – sempre con la sospensione condizionale – la pena chiesta per la vicepreside Angela Borselli, nella sua veste di allora segretario dell’Organo di garanzia della scuola: è accusata soltanto di uno dei due episodi di falsità ideologica contestati.
I fatti contestati alle due imputate sono legati alle sanzioni disciplinari che furono comminate per ciò che avvenne il 28 marzo 2019, dopo l’assemblea d’istituto del Petrocchi alla “Cattedrale” ex Breda di Pistoia, dove una studentessa del liceo, allora 15enne, fu umiliata da alcuni compagni di scuola dopo che si era ubriacata. Sanzioni disciplinari (sospensioni con l’obbligo di frequenza per attività socialmente utili nell’abito della scuola, poi annullate dopo il ricorso all’Ufficio scolastico regionale) inflitte a due studenti che non presero parte a quell’episodio.
«Una vicenda che si inquadra in un contesto di grande attenzione mediatica suscitata dal clamore suscitato de quei presunti atti di bullismo – ha detto il pm iniziando la propria requisitoria – La dirigente, probabilmente per l’emotività del momento, è stata portata ad agire troppo avventatamente, adottando procedure non troppo ortodosse e non completamente regolari nella fretta di adottare provvedimenti nei confronti degli studenti».
Irregolarità a cui, secondo il pubblico ministero, avrebbe poi cercato di mettere una toppa incorrendo però nel reato di falsità ideologica.
Assieme ai genitori, entrambi rappresentati dall’avvocato Fabio Maria Galiani, i due studenti sono parti civili nel processo. Fu il legale romano, l’11 aprile 2019, a depositare un esposto in procura contro la preside e la sua vice, in cui sottolineava che i due ragazzi non erano lì davanti alla “Cattedrale” mentre altri studenti, dopo il festino a base di alcol, legavano con il nastro adesivo e pitturavano il volto alla loro compagna di classe ubriaca: a quell’ora, durante la pausa dell’assemblea per la ricreazione, erano, come dimostrarono gli scontrini, a comprare la merenda. Ma soprattutto, nell’esposto spiegava come, il giorno precedente, al Liceo Petrocchi, non fosse riuscito a ottenere copia dei provvedimenti di sospensione per poterli impugnare ma di essersi sentito rispondere che non era possibile perché la preside non c’era e perché i provvedimenti non erano stati ancora firmati dal presidente del consiglio di istituto. Da quest’ultimo punto, il primo capo di imputazione, nel quale Pastacaldi è accusate di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico.
L’altra accusa di falsità riguarda la sanzione della “sospensione dall’attività didattica con obbligo di presenza” per svolgere attività socialmente utili all’interno della scuola, applicata ai due studenti il 4 aprile 2019. Che, in realtà, sarebbe stata inserita soltanto quindici giorni dopo, attraverso una modifica al documento pdf del Piano triennale di offerta formativa pubblicato sul sito web del liceo artistico.
Il pm ha spiegato ai giudici come nel corso del processo sia stato provato, anche attraverso una consulenza informatica, come fu inserita ufficialmente per la prima volta solo il 27 aprile, «come confermato candidamente dalla stessa Pastacaldi durante la propria deposizione in aula» era stato approvato: la sanzione fu approvata sì nel 2018 dal consiglio di istituto ma non venne poi inserita nel regolamento disciplinare. «La preside ha voluto mettere una toppa per rimediare all’errore compiuto dal personale amministrativo», compiendo così il falso quando si è accorta che invece tale sanzione non era prevista: “la Pastacaldi e la Borselli, in qualità di segretario dell’Organo di garanzia del Liceo artistico, competente sulla decisione in merito ai ricorsi presentati dagli studenti avverso le sanzioni disciplinari comminate loro, formando il verbale della riunione tenuta il 26 aprile 2019 attestavano falsamente che il regolamento disciplinare con relative sanzioni erano presenti nel Piano triennale di offerta formativa pubblicato sul sito del liceo”.
L’accusa di diffamazione nei confronti della ex preside è relativa alle dichiarazioni rese in interviste sia ai giornali che in televisione, in cui, in pratica, definiva gli studenti implicati nella vicenda non ancora “petrocchizzati” perché di una classe prima, e quindi non ancora educati: «Chi frequenta questa scuola non fa certe cose» aveva dichiarato.
«È da ciò che è derivato il maggior danno per le parti offese – ha spiegato ieri il pm – con notevoli ripercussione per la loro vita. Era chiaro a tutti chi fossero i destinatari di quelle frasi pronunciate dalla preside anche se non vennero fatti i nomi».
Per quanto riguarda il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, il pubblico ministero ha invece ritenuto che nel corso del processo non sia stata raggiunta la certezza della prova: «I veri e propri atti del provvedimento disciplinare furono posti a conoscenza dell’opinione pubblica solo dopo che ne era stata comunicazione (perlomeno orale) alle persone interessate».
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