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«Sua figlia rischia il carcere». Pistoia, chi è il finto carabiniere arrestato
Bloccato dalla polizia con soldi e gioielli truffati a una 83enne: i particolari della truffa
PISTOIA. Troppo pochi quei mille euro in contanti. Ce ne volevano almeno ottomila per evitare che la figlia finisse in galera dopo aver travolto con l’auto un uomo in scooter. Per questo si è fatto consegnare dall’anziana donna tutti i gioielli che aveva in casa. Per poi, prima di andarsene, accorgendosi che indossava due orecchini d’oro, prenderle anche quelli, sfilandoglieli con le proprie mani.
A mettere a segno l’ennesima “truffa del finto carabiniere”, venerdì scorso, un ventenne napoletano. Che però non ha fatto i conti con il “fiuto” dei poliziotti della Polfer che, notando il suo atteggiamento sospetto, lo hanno fermato per un controllo nel sottopassaggio della stazione di Pistoia, mentre era diretto al treno che avrebbe dovuto riportarlo verso casa con il suo bottino di denaro in contanti e oggetti preziosi.
Nelle sue tasche Giuseppe Rinaldi aveva ancora la busta che conteneva i soldi ricevuti dall’anziana vittima. Su cui la 83enne di Quarrata aveva scritto di proprio pugno una sorta di liberatoria: “Io sottoscritta... residente a.... invio in collaborazione con la caserma dei carabinieri 16 banconote... Delegato il carabiniere Marco Serafini”. Poche righe scritte con mano resa tremante dall’apprensione per le sorti della figlia ma grazie alle quali i poliziotti sono riusciti poi a rintracciarla e a restituirle il maltolto.
Quella del “finto carabiniere”, così come la variante del “finto avvocato”, è una delle truffe messe a segno più di frequente in tutto il Paese. La tecnica è quella di fare telefonate a tappeto nelle case di persone anziane e, una volta capito che dall’altra parte della cornetta c’è la persona giusta, far credere alla vittima di turno che un familiare ha appena causato un grave incidente e che c’è bisogno di pagare immediatamente una grossa cauzione per evitare che possa finire in carcere. L’interlocutore a quel punto spiega all’anziano che di lì a poco riceverà la visita di una persona incaricata di prelevare il denaro (in mancanza di contanti, anche gioielli e preziosi vari vanno bene), badando bene a tenere per tutto il tempo il telefono della vittima occupato, per prevenire eventuali telefonate di conferma ai parenti o alle forze dell’ordine .
Ed era appunto il ruolo di carabiniere delegato al ritiro del denaro quello avuto da Rinaldi nel raggiro sventato sul filo di lana dalla polizia venerdì scorso. Gli agenti della Polfer hanno deciso di fermarlo per un controllo quando, attorno alle 16,30, hanno notato che, alla loro vista, il giovane napoletano aveva accelerato il passo. E consapevoli che nel corso della giornata erano arrivate al 112 numerose segnalazioni da parte di cittadini che avevano ricevuto telefonate riconducibili a tentativi di truffa con la tecnica del finto carabiniere, proprio dello stesso tipo di quelle ultimamente messe a segno a Pistoia proprio da persone arrivate in città utilizzando il treno (due gli arresti nelle settimane scorse).
Fatto sta che il giovane non ha saputo giustificare la sua presenza a Pistoia, se non con una poco credibile visita a una fantomatica zia di cui però non ricordava né indirizzo né nome. Portato negli uffici Polfer della stazione di piazza Dante Alighieri e perquisito, dalle sue tasche è saltato fuori il vero motivo della visita, nonché della fretta che aveva di salire a bordo del treno diretto a Firenze, dove l’attendeva la coincidente per Napoli.
Assieme ai colleghi della Squadra mobile della questura, gli agenti della polizia ferroviaria hanno quindi arrestato il giovane, per poi raggiungere l’abitazione della sua anziana vittima, a Quarrata. Dove hanno trovato la donna disperata, in compagnia proprio di quella figlia che secondo il truffatore avrebbe causato il fantomatico incidente e che in quel momento cercava di consolare la madre.
L’83enne quarratina ha raccontato ai poliziotti di aver ricevuto attorno alle 15 la telefonata da parte di una donna che subito le aveva passato un sedicente maresciallo dei carabinieri, che le aveva illustrato la situazione in cui si trovava la figlia, che rischiava l’arresto, sei mesi di carcere e il ritiro della patente. Conseguenze evitabili se lei avesse consegnato 8mila euro in contanti al carabiniere che di lì a poco si sarebbe presentato alla sua porta di casa.
E poco dopo Giuseppe Rinaldi aveva suonato il campanello. Il giovane, mentre l’anziana donna continuava ad essere trattenuta al telefono dal sedicente maresciallo, le aveva addirittura fatto pesare sulla bilancia della cucina gli oggetti in oro da lei messi insieme per raggiungere la cifra necessaria per “salvare” la figlia. Ancora troppo pochi, le aveva detto, per convincerla ad andare a prendere anche quelli che teneva nascosti in una scatola in bagno. Per poi, come detto, quando era ormai sulla soglia pronto ad andarsene, chiederle se quegli orecchini che indossava fossero d’oro e, una volta avuta la conferma, sfilarglieli egli stesso senza farsi troppi scrupoli.
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