Il Tirreno

Pistoia

L’incidente

Dirigente sportivo morto schiacciato dalla sua auto: l’assurda dinamica

Ginaluigi Parenti e Il cancello in ferro contro cui è stato schiacciato dalla sua stessa auto
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Ginaluigi Parenti e Il cancello in ferro contro cui è stato schiacciato dalla sua stessa auto

Gianluigi Parenti era sceso per sgranchirsi le gambe. Sotto choc la moglie. Nel 2015 la famiglia era stata colpita da un altro grave lutto

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PISTOIA. Ricostruita in tutta la sua drammaticità la dinamica dell’incidente in cui domenica pomeriggio, sulla Modenese, a Campopiano, ha perso la vita il 74enne dirigente sportivo Gianluigi Parenti. Sembra che l’uomo, residente a Signa, si sia fermato mentre era diretto verso casa e sia sceso dalla sua Mercedes insieme alla moglie Anna, forse per sgranchirsi e gambe. Probabilmente, però, non inserendo il freno a mano. Fatto sta che l’auto ha iniziato a muoversi lungo la discesa. L’uomo avrebbe provato a fermarla, restando però schiacciato contro un cancello di una vicina abitazione, decedendo sul colpo. La Mercedes ha pi continuato la sua corsa andando a tamponare un’altra auto, in sosta sul margine opposto della carreggiata.

Sotto choc la moglie, che è stata trasportata in ospedale.

Il ciclismo era la passione di Gianluigi Parenti: prima come atleta, poi aveva continuato a seguire la gare come dirigente dell’associazione sportiva Etruria Team Sestese. Era nato a Lama Mocogno, in provincia di Modena, ma da anni risiedeva a Signa, dove ha sede anche l’associazione ciclistica che guidava. Nel 2015 era stato colpito da un grave lutto: la perdita del figlio Massimiliano, 38 anni.

Parenti aveva lavorato a lungo per le Ferrovie dello Stato, ma da sempre aveva avuto la passione per la bicicletta: aveva fatto parte della Ciclistica Sestese e poi era diventato direttore sportivo della nuova associazione con sede a Signa che si portava dietro una parte del suo passato, la Etruria Team Sestese Amore e Vita.

«È una grave perdita per noi del comitato regionale - afferma il presidente regionale della Federazione ciclistica Saverio Metti – perché da tanti anni si applicava e dava spazio a quei ragazzi che non venivano cercati dalle grandi società. Era una persona piena di grande passione».

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