Il Tirreno

Pistoia

In tribunale

Pistoia, l’agente immobiliare intimidiva e chiedeva soldi: a giudizio per turbativa d’asta

di Massimo Donati
Erano stati i poliziotti della squadra mobile a portare avanti le indagini
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Erano stati i poliziotti della squadra mobile a portare avanti le indagini

Il 52enne agente immobiliare era stato arrestato ad agosto

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PISTOIA. Le indagini degli investigatori della squadra mobile erano partite dopo la denuncia sporta dalla prima vittima, che, per aggiudicarsi all’asta senza problemi la casa che avrebbe voluto per se e per la sua famiglia, avrebbe dovuto sborsare 4mila euro, per evitare che il prezzo salisse con rilanci fatti ad hoc. E da lì i poliziotti della questura di Pistoia, attraverso anche intercettazioni telefoniche e ambientali, sono riusciti a ricostruire altre due occasioni in cui il 52enne quarratino avrebbe interferito con le vendite all’incanto di immobili. Oltre ad altre per le quali, pur avendo raccolto elementi pesanti nelle registrazioni delle conversazioni intercettate, non sono riusciti ancora ad individuare i dati di riferimento delle relative aste.

È per il reato di turbata libertà degli incanti che alla fine dello scorso agosto era finito agli arresti domiciliari, dopo che il gip del tribunale aveva accolto la richiesta dei pubblici ministeri Leonardo De Gaudio e Linda Gambassi. Che, al termine delle indagini, hanno presentato la richiesta di giudizio immediato. Anche questa accolta dal giudice, che, dopo aver respinto la richiesta di patteggiamento della pena presentata dal difensore dell’imputato, ha disposto il giudizio per il professionista quarratino. Il processo sarà celebrato il 9 marzo.

Al termine dell’indagine della squadra mobile di Pistoia, altre quattro persone erano state iscritte nel registro degli indagati, sempre per concorso nello stesso tipo di reato: la loro posizione è stata stralciata e seguirà il normale iter giudiziario.

Come detto, il tutto ha avuto inizio dall’esposto presentato in procura da un 47enne di Ponte Buggianese attraverso il proprio legale, l’avvocato Marco Benesperi. Che aveva spiegato come il commercialista a cui si era rivolto per seguire le procedure per acquistare un’abitazione all’asta avesse ricevuto messaggi dall’agente immobiliare (di cui la polizia ha acquisito gli screenshot) in cui , proprio durante la gara telematica, gli veniva intimato di desistere dal presentare ulteriori offerte o, in alternativa, pagare 4mila euro affinché non fosse invece lui a rilanciare facendo così lievitare il prezzo. Fatto sta che la vittima non aveva assecondato la richiesta e aveva perso l’aggiudicazione.

Dalla denuncia era partita l’inchiesta. I poliziotti avevano messo sotto controllo i telefoni dell’indagato e piazzato una cimice nella sua auto, portando alla luce ulteriori episodi di turbativa d’asta.

Gli altri due capi di imputazioni a carico dell'agente riguardano sempre abitazioni messe in vendita all’incanto, una a Quarrata e una a Ponte Buggianese. In entrambi i casi, secondo il pm, il reato di turbata libertà degli incanti non si sarebbe concretizzato attraverso intimidazioni bensì con degli accordi con altri agenti immobiliari specializzati nel settore (anche loro indagati) per impedire ad altre persone di partecipare alle aste o concordare tra loro le offerte da presentare durante la gara.

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