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Pistoia

Il caso

Ciclista morto alla Firenze-Viareggio, il medico legale: «Conseguenza diretta dell’incidente». Le accuse sulla sicurezza

di Massimo Donati

	I soccorsi ai giovani ciclisti finiti fuori strada durante la gara e Michael Antonelli
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I soccorsi ai giovani ciclisti finiti fuori strada durante la gara e Michael Antonelli

Michael Antonelli, atleta in forza alla Mastromarco Sensi Nibali di Lamporecchio, è stato vittima di una tragica caduta in una scarpata sulla Montagna pistoiese. Chi sono i due imputati per omicidio colposo

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PISTOIA. «La sua capacità di risposta immunitaria era azzerata. Non sarebbe cambiato nulla se invece del Covid si fosse trattato di un altro agente infettante. Si è trattato solo dell’ultimo nello di una concatenazione causale. Michael Antonelli è deceduto per le conseguenze dirette dell’incidente del 15 agosto 2018».

Lo aveva già scritto nella sua relazione finale il consulente tecnico del pm, e lo ha ripetuto ieri mattina in aula, chiamato a testimoniare nel processo per la morte di Michael Antonelli – atleta sanmarinese in forza alla Mastromarco Sensi Nibali di Lamporecchio – vittima di una tragica caduta in una scarpata sulla Montagna pistoiese, durante la “Firenze-Viareggio” del 2018. Sul banco degli imputati , i due organizzatori della gara, imputati di omicidio colposo: Gian Paolo Ristori, fiorentino di 83 anni, presidente della società ciclistica As Aurora, organizzatore della competizione, e Rodolfo Gambacciani, 72 anni, residente a Prato, direttore di gara.

Entrambi sono accusati di non aver adottato le necessarie misure di sicurezza per impedire che il 15 agosto 2018 si verificasse l’incidente, avvenuto sulla via Modenese, nel tratto in discesa che dal Monte Oppio porta a Limestre e a San Marcello, al chilometro 87 della 72ª edizione della classica di Ferragosto per juniores.

Michael aveva lottato per oltre due anni, con quella stessa grinta che non gli era mai venuta meno tutte le volte che, in sella alla sua bicicletta, correva dietro al proprio sogno. Alla fine, a spezzare il filo che lo teneva appeso alla vita era arrivato il Covid, che se l’era portato via pochi giorni dopo il suo ventunesimo compleanno, il 3 dicembre 2020.

Ieri mattina, davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia Pasquale Cerrone è stato chiamato a testimoniare il medico legale Edoardo Franchi, il consulente incaricato dal pm di accertare, esaminando la documentazione medica, la causa della morte del giovane atleta: per capire se quel nesso causale fra incidente e decesso si fosse o meno interrotto nel corso dei due anni e mezzo di agonia.

«Due anni e mezzo in cui Michael non aveva mai ripreso coscienza – ha spiegato il consulente rispondendo alle domande di pm e avvocati difensori – Uno stato vegetativo seguito da un cosiddetto stato di minima coscienza, caratterizzato da qualche movimento involontario ma sempre dall’impossibilità di interazioni con il mondo esterno. Con la funzione respiratoria in parte compromessa a causa sia del trauma encefalico che dell’immobilizzazione protratta. Una situazione drammatica. Tant’è che persone in questo stato hanno un’aspettativa di vita di cinque anni. In questa condizione, Michael ha contratto il Covid e nel giro di tre giorni è morto per insufficienza respiratoria terminale. Le statistiche Istat ci dicono che in Italia nessun giovane sotto i vent’anni è morto di Covid. Tutti i suoi coetanei avrebbero reagito all’infezione senza conseguenze. È assolutamente inverosimile che un giovane in perfetta salute possa morire a causa del Covid».

Secondo il medico legale Michael Antonelli è deceduto per le conseguenze dirette dell’uscita di strada in quella curva pericolosa priva di barriere di sicurezza e non segnalata dagli organizzatori della gara. Ad ucciderlo, nelle condizioni in cui era, senza più alcuna difesa immunitaria, sarebbe bastato un qualsiasi agente infettante.

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