Il Tirreno

Pistoia

Il fatto

Pistoia, abusi sulla figlia undicenne: operaio finisce in carcere

di Massimo Donati
Pistoia, abusi sulla figlia undicenne: operaio finisce in carcere

Indagine lampo della polizia dopo la denuncia presentata dalla madre. L’uomo, 45 anni, è accusato di violenza sessuale aggravata su minore

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Si era svegliata all’improvviso. Ritrovandosi tra le braccia del padre, che, dicendole all’orecchio come la trovasse cresciuta, le stava toccando le parti intime. Per poi farla voltare verso di lui e baciarla sulla bocca. Come faceva un tempo con la mamma, le aveva detto. È per il reato di violenza sessuale aggravata che la polizia ha arrestato un 45enne pistoiese colpito da un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip del tribunale di Pistoia con l’accusa di aver abusato della figlioletta non ancora dodicenne.

L’episodio contestato sarebbe avvenuto all’inizio del 2023 in casa dell’uomo, che ospitava la figlia nel fine settimana in seguito al divorzio dalla madre di lei, seguito ad anni di maltrattamenti familiari costellati di violenze fisiche e morali (reato per il quale il 45enne operaio aveva patteggiato la pena davanti al giudice). Il quell’occasione la bambina era dovuta andare a dormire nel letto matrimoniale con il padre in quanto la cameretta in cui si sistemava solitamente era occupata da altri parenti. E, come detto, prima dell’alba, si era svegliata perché il padre aveva iniziato ad accarezzarla infilandole le mani sotto il pigiama. Invano lei aveva cercato di liberarsi dall’abbraccio, riuscendovi solo dopo che lui l’aveva baciata per poi complimentarsi per come le era cresciuto il seno. La ragazzina era scappata in salotto, in lacrime. E si era portata dentro per giorni il trauma di ciò che era accaduto, riuscendo a confidarsi con un’amica solo alcuni giorni dopo. Ma non con la mamma. Con quest’ultima, sempre in lacrime, aveva trovato il coraggio di raccontare ciò che le aveva fatto il padre solo dopo mesi. E la madre, dopo essersi consultata con un avvocato, a inizio ottobre aveva accompagnato la figlia in questura (quella della città in cui si erano trasferiti dopo il divorzio, in un’altra provincia) per sporgere denuncia.

A quel punto erano iniziate le indagini. I poliziotti avevano parlato con i familiari e con le amiche con cui nei mesi precedenti la ragazzina aveva raccontato il suo dramma, dopodiché la giovanissima vittima era stata ascoltata in prima persona con l’ausilio di una psicologa. E lì aveva spiegato, sempre non riuscendo a trattenere il pianto, come la sua paura più grande fosse quella di dover tornare a dormire dal padre (che prima della denuncia non aveva più visto per un momentaneo trasferimento fuori regione) una volta che fosse ritornato a Pistoia: lei non lo voleva più vedere. Terrorizzata anche dal tenore delle videochiamate che aveva iniziato a farle da quel giorno, piene di apprezzamenti allusivi che la facevano stare male e che – aveva detto ai poliziotti – mai un padre dovrebbe esprimere nei confronti di una figlia.

Un’indagine lampo che ha portato la procura di Pistoia ad avanzare al gip del tribunale la richiesta della misura restrittiva della custodia cautelare in carcere. Ritenuta l’unica in grado di impedire l’eventuale commissione di ulteriori reati di questo tipo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino