Il presidio
Pistoia, il barbiere ultramaratoneta
Franco De Caria, parrucchiere di 54 anni, è arrivato 2° alla Sei Giorni di Policoro. «Quasi 600 chilometri dormendo due ore a notte: la mente fa la differenza»
PISTOIA. A vederlo acconciare capigliature e modellare barbe, nel suo negozio “Hair Franco” in viale Macallè di buona lena, non sembra sia reduce da un’impresa ai limiti della sopportazione umana e fisica. A “tradirlo” sono le infradito, calzate obbligatoriamente per permettere ai piedi di guarire il prima possibili dalle piaghe, vesciche e gallozze.
Stavolta, Franco Di Caria, classe 1969, ex portiere di calcio amatoriale e adesso “ultramaratoneta” per passione (e per missione) l’ha fatta davvero grossa, forte degli insegnamenti e dell’indelebile ricordo del suo mentore Luca Baccini, scomparso prematuramente lo scorso anno. Fu lui a trasmettere a Franco il piacere di correre senza badare al cronometro e neppure ai tanti chilometri percorsi. Una sorta di disciplina ascetica dove ritrovare l’equilibrio interiore e non record, facendo della sofferenza e della fatica alleati in tale percorso e non nemici da combattere.
Così dopo i 285 chilometri della Milano-Sanremo, competizione dal più lungo chilometraggio in questo genere di kermesse a livello europeo, che Franco ha corso nel marzo scorso, ecco la gara tanta agognata, dove la testa non deve mai abbandonare il resto del corpo, ovvero la Sei Giorni all’Umf di Policoro. In pratica si tratta di un percorso di poco più di un chilometro da ripetere quante più volte nel corso delle 24 ore e di conseguenza nella settimana di gara. Il Forrest Gump della città di Cino si era preparato a cotanta impresa nei minimi particolari, partecipando fra l’altro nei mesi scorsi a classiche quali la Pistoia – Abetone e la 100 chilometri di Asolo, oltre a percorrere durante la settimana dai 20 ai 30 chilometri al giorno per allenamento.
«Ma in questo genere di appuntamenti – ha voluto ribadire il diretto interessato – è soprattutto l’aspetto mentale a fare la differenza. La giornata tipo di gara? Al mattino colazione e poi subito in pista. Un break per un pasto veloce e ancora a correre o a camminare velocemente o di passo, per fare l’ora di cena. Un paio di ore di sonno a notte, peraltro più che sufficiente e via andare. Col passare dei giorni, qualche sosta in più per i massaggi o dal dottore per curare le vesciche. Momenti crisi sinceramente non ne ho avuti. Semmai qualche problemino di stomaco ma nulla più». Per la cronaca al conteggio finale Franco ha chiuso le proprie fatiche al secondo posto. Però per lui il piazzamento lascia il posto che trova: «Mi ero prefissato di percorrere 600 chilometri e ci sono andato abbastanza vicino. Resta una gran bella esperienza da ripetere». E via andare.
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