Il presidio
Pistoia, video hot da una 14enne. Chiesti 4 anni per un 37enne: il nome
L’uomo a processo per il reato di pornografia minorile
PISTOIA. Si erano conosciuti attraverso Tik Tok, quando lei, adolescente con seri disturbi dell’alimentazione, vedendo che era registrato come personal trainer, aveva iniziato a chattare con lui per avere consigli su come per fare per dimagrire. E da lì, soprattutto considerando la grande differenza di età tra la ragazza, 14enne, e l’uomo, 37 anni, si era sviluppato un rapporto via via nel corso dei mesi sempre più morboso, sfociato nell’invio reciproco di messaggi, foto e video esplicitamente pornografici.
Era stata la madre della ragazza, oggi maggiorenne, a scoprire cosa stava accadendo nel controllare il contenuto del cellulare della figlie e ad accompagnarlo subito alla polizia postale di Pistoia per sporgere denuncia.
Nel pomeriggio di martedì 12 settembre, nell’aula collegiale del tribunale, al termine della propria requisitoria il pm titolare del processo che da quella denuncia è nato ha chiesto ai giudici di condannare quell’uomo a 4 anni di reclusione e 16mila euro di multa. Pietrantonio Gagliano, 37 anni, residente a Napoli, è imputato del reato previsto dell’articolo 600 ter del codice penale sulla pornografia minorile, per aver indotto l’allora 14enne pistoiese a scattarsi foto e riprendersi in video (e poi inviargli) in atteggiamenti sessualmente espliciti.
Ascoltata anche l’arringa dell’avvocato difensore, il tribunale ha rinviato l’udienza al prossimo 26 settembre per la sentenza.
La vicenda, che si era sviluppata tra il dicembre 2019 e il marzo 2020, è stata ripercorsa anche dall’avvocato di parte civile Claudia Pigoni, che ha spiegato come l’adolescente e l’imputato si fossero conosciuti sul canale social.
A quel tempo la ragazzina aveva seri disturbi alimentari e aveva iniziato a chiedere a Gagliano (del quale conosceva l’età) consigli su quali esercizi fare per dimagrire. L’uomo avrebbe quindi iniziato a chiederle di inviargli delle foto per constatare i progressi fatti, per poi avanzare richieste sempre più hot, fino ad arrivare, come detto, allo scambio reciproco di immagini dal carattere esplicitamente sessuale.
Come accennato, era stata la madre a scoprire ciò che stava accadendo, quando, controllando il telefono della figlia, si era imbattuta nella chat: sebbene la ragazza avesse cancellato (per vergogna, avrebbe poi detto) i video pornografici inviati, da alcune foto e dai messaggi scritti la donna aveva subito compreso a che cosa si trovava di fronte. E aveva immediatamente portato la figlia dalla polizia, terrorizzata anche dal pensiero di potersi ritrovare da un momento all’altro che quello sconosciuto davanti alla porta di casa.
Da lì era nata l’inchiesta, portata avanti per competenza di materia dalla procura di Firenze, nel corso della quale la polizia aveva sequestrato il cellulare dell’indagato, in cui erano state trovate le tracce del rapporto morboso con la ragazzina. Rapporto in cui, secondo l’avvocato Pigoni, consapevole di trovarsi di fronte a una 14enne, l’uomo si era approfittato della sua situazione di fragilità per indurla a soddisfare i propri desideri.
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