Il Tirreno

Pistoia

Festa del patrono

Serravalle, quel bambino tornato da santo per salvare il paese dall’assedio

di Antonio Lo Conte
Serravalle, quel bambino tornato da santo per salvare il paese dall’assedio

Corteggio storico e fuochi d’artificio in onore del patrono, per la giornata conclusiva delle celebrazioni

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SERRAVALLE. Oggi a Serravalle sarà festeggiato San Ludovico di Tolosa, da più di settecento anni patrono di questo incantevole borgo medievale. “San Lodovico”, com’è affettuosamente chiamato dai serravallini, non è considerato un santo qualunque ma un vero e proprio membro della famiglia presente in ogni casa, sempre benevolo e attento alle preghiere a lui rivolte.

Quella di oggi è la giornata conclusiva delle celebrazioni iniziate l’8 agosto, curate della Proloco di Serravalle Pistoiese. Alle ore 11 e 17 ci sarà la messa nella chiesa di Santo Stefano, mentre alle 18 la processione storica sfilerà per le vie del paese con la partecipazione di vari gruppi storici della provincia. Alle 19, visita guidata alla Torre del Barbarossa e all’ex Oratorio della Vergine Assunta, mentre, alle 21 ci sarà il concerto della Banda Giuseppe Verdi in piazza Santo Stefano. Chiuderà i festeggiamenti 2023 lo spettacolo pirotecnico attorno a mezzanotte meno un quarto.

Le origini della venerazione del Santo sono d’epoca medievale e si intrecciano tra storia e leggenda. Narra la tradizione che un bel giorno un uomo e un bambino, giunti come poveri e bisognosi viandanti a Serravalle, fossero stati accolti, sfamati, ospitati e protetti dagli abitanti senza chiedere loro nulla in cambio. Prima di riprendere il cammino, commosso e grato per tanta generosità, il bambino aveva giurato che mai avrebbe dimenticato Serravalle e la sua gente e che li avrebbe protetti per sempre. Bambino che – si era saputo poi – era nientemeno che Ludovico d’Angiò, figlio di Carlo II d’Angiò, re di Sicilia e pronipote di re Luigi IX di Francia: assai pio e religioso, dopo aver rinunciato al trono del Regno di Napoli in favore del fratello minore Roberto, con grande umiltà era diventato un semplice frate dell’Ordine Francescano. Designato alla cattedra arcivescovile di Lione da Celestino V nel 1294, e consacrato vescovo di Tolosa nel 1296 da papa Bonifacio VIII, il 19 agosto del 1297 Dio l’aveva chiamato a sé a soli 23 anni. Il 7 aprile 1317 era stato proclamato Santo da papa Giovanni XXII.

La stessa tradizione vuole che nel 1306, quindi diversi anni prima della sua santificazione, i soldati dell’esercito lucchese – che con gli alleati guelfi di parte nera fiorentina avevano concorso al vittorioso assedio di Pistoia durato oltre un anno, e alla sua drammatica capitolazione dell’11 aprile del 1306 – nel fare rientro a Lucca, euforici per la vittoria conseguita, avevano deciso di attaccare il castello di Serravalle per dare una lezione ai suoi ostici abitanti, rei di aver sostenuto l’oramai sconfitta Pistoia. Gli improvvidi armigeri lucchesi non sapevano, però, che Serravalle si trovava già sotto l’egida protettiva celeste di San Lodovico, divenuto, per così dire, “santo subito” nove anni prima ossia dal giorno della sua morte, nel 1297, in forza delle Leggi Divine, e non nel 1317, secondo le leggi degli uomini. Tantomeno costoro erano al corrente che il grande Santo non aveva affatto dimenticato la promessa di proteggere i serravallini.

La riprova si ebbe nel momento in cui, stremati dall’incalzante assedio delle soverchianti truppe nemiche, i difensori di Serravalle stavano per capitolare. La leggenda vuole che il miracolo avvenne quando i primi assaltatori lucchesi avevano iniziato a scavalcare le mura di cinta preparandosi a irrompere nell’abitato. Difatti, all’improvviso, proveniente dal cielo azzurro, assolato e senza una nuvola, giunse un interminabile fragoroso boato, una sorta di tuono apocalittico, a cui seguì la comparsa di un fascio di luce accecante. D’istinto tutti volsero lo sguardo verso il cielo sgranando gi occhi. Lo stupore generale fu enorme: assalitori e difensori smisero all’istante di urlare, imprecare e combattersi; cessò il clangore delle armi. Ciò che videro li terrorizzo lasciandoli a bocca aperta: sospeso nel cielo, al centro del fascio di luce e in tutta la sua maestosità divina, era apparso San Lodovico che brandiva minaccioso una spada di fuoco in difesa dei suoi amati serravallini. Terrorizzati, sgomenti e incapaci di qualsivoglia reazione contro un così poderoso sovrannaturale difensore, i soldati lucchesi erano fuggiti a gambe levatel

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