Il presidio
Montale, picchia e minaccia la compagna e quando lei lo lascia la perseguita
Stalking e lesioni aggravate, per il 41enne scatta la misura cautelare
Montale Prima le botte, le offese, le minacce di morte, il controllo ossessivo di ogni attimo della sua vita, spinto da una morbosa gelosia. Poi, quando la compagna, in un momento di esasperazione, aveva trovato la forza di troncare la relazione, senza mai però riuscire – tra sensi di colpa e paura per la propria incolumità – ad allontanarsi completamente da lui, era iniziato lo stalking, fatto di lunghi appostamenti sotto casa, pedinamenti, decine di messaggi e telefonate ogni giorno. Fino ad arrivare alla prenotazione di una vacanza per due in Sardegna, a un’agenzia di viaggi, fornendo per il traghetto la targa dell’auto di lei, nell’ennesimo tentativo di convincerla a tornare insieme.
È con l’accusa di atti persecutori e lesioni aggravate che, grazie alle indagini portate avanti dai carabinieri di Firenze (dove vive la vittima), il 41enne di Montale è stato colpito dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa e del divieto di comunicare con lei telefonicamente o con qualsiasi altro mezzo.
Una misura scattata per impedire la reiterazione del reato visto che, come accertato dai militari dell’Arma di Firenze, l’uomo aveva continuato a mettere in atto i suoi comportamenti persecutori anche dopo che gli era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini avviate nei suoi confronti. E ritenuta necessaria anche per tutelare la donna, che secondo i carabinieri presentava tutti i sintomi della classica vittima di maltrattamenti e stalking, incapace ormai di vivere una vita normale ma nel contempo anche di recidere completamente il legame con il proprio persecutore, nonostante la paura e le violenze fisiche.
Come del resto la donna era stata a lungo incapace di troncare la relazione, nonostante il compagno – dopo che aveva perso il lavoro – quasi quotidianamente, ubriaco, la picchiasse, per poi, in lacrime, dirle che l’amava e chiederle ogni volta scusa. Ed essere ogni volta perdonato.
La spinta che l’aveva convinta a sporgere querela (poi da lei ritirata)e a tornarare a casa della madre, nel marzo scorso, era stata un’aggressione più violenta del solito, quando il 41enne l’aveva presa a schiaffi e a calci, sbattendola contro il muro dopo averla agguantata per il collo. Da quel momento era finita la convivenza ma, come accennato, non il legame malato tra i due. E i maltrattamenti si erano trasformati in persecuzione, con l’uomo che stava appostato per ore davanti all’abitazione della ex, le telefonava al lavoro quando lei non rispondeva al telefono o la seguiva con l’auto.
Era stata la madre della donna ad andare dai carabinieri per segnalare come l’ex della figlia continuasse a perseguitarla e come lei non fosse capace di respingerlo, fermandosi a volte a lungo a parlare con lui, spinta sia dai sensi di colpa, dal timore che l’uomo si potesse suicidare ma anche dal la paura che avrebbe potuto farle del male. Come era accaduto il 6 agosto scorso, quando l’aveva presa a schiaffi davanti a casa: a farlo desistere, una donna, che, passando di lì in auto, aveva assistito alla scesa ed era scesa gridandogli di smetterla. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
