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Sgombero Vicofaro, Don Biancalani: «Disobbedirò anche a costo di doverne affrontare le conseguenze penali»

Sgombero Vicofaro, Don Biancalani: «Disobbedirò anche a costo di doverne affrontare le conseguenze penali»

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PISTOIA. «Disobbedirò all’ordinanza, emessa dal sindaco solo per accontentare alcuni settori della sua maggioranza. Come prete cattolico non posso e non voglio fare diversamente. Se poi dovrò affrontare delle conseguenze penali per il mio rifiuto ad accettare quest’atto, che ritengo iniquo, mi accingo a farlo con spirito cristiano».

Così don Massimo Biancalani ribatte la palla oltre la rete, in quello che è un palleggio virtuale di responsabilità, fra lui e le istituzioni, che dura ormai da anni e anni. Gli avvocati Fausto Malucchi ed Elena Baldi sono in procinto di presentare istanza di sospensione cautelare al Tar della Toscana adducendo, fra le motivazioni, anche quelle di possibili turbative dell’ordine pubblico.

Lo “sgombro immediato”, a cui fa riferimento l’ordinanza, è peraltro impossibile da realizzare anche secondo l’opinione di Giovanni Cicco, storico collaboratore di don Biancalani. «Il 3 luglio scorso – spiega – si è sfiorata la rivolta quando la polizia municipale, la Asl e altri soggetti vennero a compiere l’ennesima ispezione alla chiesa e alla canonica di Vicofaro. Alcuni ragazzi ebbero la sensazione di trovarsi nelle fasi preliminari di un’evacuazione forzata e iniziarono a urlare e a tirare sedie. Solo per una casualità nessuno è rimasto contuso».

Ad alcuni punti dell’ordinanza è lo stesso Giovanni Cicco che ribatte: occupandosi lui delle manutenzioni, si è sentito tirare in causa: «L’impianto idraulico è perfettamente funzionante e agganciato alla rete idrica cittadina. Inoltre, nel complesso, ci sono sei bagni soggetti a un’usura fuori dall’ordinario. Don Massimo provvede costantemente alla manutenzione ma, per forza di cose, sono insufficienti».

A riprova che don Biancalani ha fatto di tutto per affrontare al meglio la situazione, Cicco cita l’installazione dei 25 bagni chimici fatti posizionare a suo tempo in loco proprio dal sacerdote ma fatti rimuovere dai residenti, che fecero valere le loro osservazioni sulla loro scarsa pulizia.

Ma cosa succederà quindi nei prossimi giorni? «Ancora non lo sappiamo – dicono all’unisono i due legali di don Biancalani – anche perché il massimo che noi possiamo fare in questo momento è il ricorso per sospendere l’ordinanza. Diciamo soltanto che non si doveva arrivare a un esito simile, dopo anni e anni di confronti e interlocuzioni. Quello di cui bisogna assolutamente tenere conto, è che don Massimo ha tamponato con la sua opera di accoglienza una situazione che le varie autorità non hanno mai affrontato, ciò quella di dare una risposta al bisogno di collocazione dei migranti comunque presenti in città».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web