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Il sogno che si avvera

Pistoia, Basket torna in A1: «Tra una settimana forse capiremo l’impresa di cui siamo stati capaci»

di Tiziana Gori
Pistoia, Basket torna in A1: «Tra una settimana forse capiremo l’impresa di cui siamo stati capaci»

A tre anni dall’autoretrocessione per motivi economici. Brienza: la forza di questa squadra è nel gruppo, pronto a superare ogni difficoltà

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PISTOIA. Le due immagini si sovrappongono: quella di un Fiorello Toppo madido di sudore, capitano della Tesi Group 2012/13, che alza al cielo la coppa della vittoria in Lega 2 nel catino ribollente del PalaCarrara, portato in spalla dai tifosi.

E quella di Gianluca Della Rosa, sorriso sfrontato di un giovane che ha saputo crescere fino a diventare decisivo e capace di dare quello che a un capitano viene chiesto: l’esempio. È lui ad alzare la coppa della promozione in A1 in un Pala Asti di maglie gialloblù e facce deluse. In uno spicchio di palazzetto, 300 tifosi biancorossi esultano fino al parossismo: è una gioia inattesa per tanti, e quindi più forte. Pistoia ha bruciato le tappe, la società non si era posta obiettivi apertamente ambiziosi.

A distanza di dieci anni Toppo e Della Rosa sono i due volti di un orgoglio targato Pistoia, in cui la città è felice di rispecchiarsi.

Hanno faticato per un anno e mezzo coach Brienza e la società, con richiami da sirena, per portare tifosi in un palazzetto svuotato dall’apatia post coronavirus e dalla dolorosa autoretrocessione di tre anni fa. «Cosa dobbiamo fare, con la squadra più giovane del torneo, per richiamare tifosi al palazzetto, oltre essere primi in classifica?». Così il coach canturino alla vigilia di Natale. Alla sua prima esperienza sulla panchina biancorossa, l’anno precedente, la Tesi aveva vinto la Supercoppa di A2. Poi un’ottima stagione, culminata nel raggiungimento della finale playoff contro Verona, persa solo alla quinta partita.

In questa stagione una partenza a rilento, con partite pre season deludenti e ai minimi giri del motore per svariati motivi. La veloce uscita dalla lotta per la Supercoppa e una prima partita nel girone Rosso dell’A2 persa di 16 punti contro Rieti suscitavano il timore di un anno di patimenti. Coach Brienza e la società avevano confermato i 5/10 della stagione precedente, quella più dura tra problemi fisici, la pandemia ancora in corso e l’esilio a Montecatini. Tra questi giocatori di lungo corso in maglia biancorossa, come Daniele Magro, Lollo Saccaggi, Carl Wheatle, Gianluca Della Rosa. L’inizio incerto aveva creato perplessità all’esterno, che il coach rimandava indietro senza titubanze, con serenità. È fatto così Brienza: non sfrontato, ma sicuro. Un canturino di nascita e di formazione cestistica, milanese d’adozione, vestito perennemente in total black (come il suo staff) che sa motivare i suoi. Siano essi un talento come Jordon Varnado, sui cui la Dolomiti Energia Trentino sembra già aver messo gli occhi, che i giovani del Pistoia Academy chiamati a fare qualche minuto, o gli ingaggi in corsa per infortuni altrui, come Gabriele Benetti (ottimo nella fase finale dei playoff).

E tranne l’inciampo in Supercoppa e il non approdo alla fase finale della Coppa Italia, la Tesi ha viaggiato a vele spiegate per quasi tutta la regular season, conducendo a lungo sulle avversarie, prima di essere superata da Forlì a Cento.

Dopo una fase a orologio affrontata forse con il rilassamento inconscio di chi sa che non deve svenarsi per raggiungere un obiettivo ecco i playoff. Piacenza superata in quattro partite, e poi l’ambiziosissima Cantù di coach Meo Sacchetti. Partita dichiaratamente per vincere l’A2 e salire nella massima serie, e che per corollare questo obiettivo aveva ingaggiato a fine stagione David Logan da Scafati. Partenza, via: 0-2 nelle partite al PalaDesio, la prima persa di un punto su due tiri liberi di Varnado e un’imbucata fatale di Bucarelli. Poi le sfide casalinghe, in un PalaCarrara finalmente ai massimi livelli di capienza (grazie anche alla campagna dei mini abbonamenti per famiglie del Pistoia Basket) che, in gara 4, ha letteralmente “stordito” Logan e Nikolic nei secondi finali. Sul 2-2 è necessaria la bella, che si disputa sul neutro di Casale Monferrato per la squalifica del PalaDesio a causa del lancio di una bottiglietta che aveva ferito Benetti in gara 2. Varnado e Wheatle, altro leader indiscusso di questo gruppo, conducono a suon di punti Pistoia all’ultimo atto contro Torino.

Una sorpresa, in parte, quella della squadra allenata da Franco Ciani, terza in regular season nel girone Verde, che in semifinale aveva avuto meritatamente la meglio sulla favorita Treviglio. Nella serie finale le due partite in via Fermi contro la Tesi sono state tutto sommato equilibrate nel punteggio, ma il pallino del gioco ce l’aveva Pistoia: «Si gioca la partita che vuole Pistoia», dicevano i commentatori, evidenziando le difficoltà delle bocche da fuoco torinesi contro la difesa granitica della Tesi. In gara 3 a Torino ecco ritmi più alti e la voglia della Reale Mutua di allungare la serie, sotto la guida di un (sin troppo) irruento Simone Pepe. Si va alla quarta. Brienza dice ai suoi: «Proviamoci, senza pressione». E così è. Di nuovo ai ritmi imposti da Pistoia, di nuovo con quella difesa, di nuovo con Varnado protagonista. Dispiace per la serata no di Zach Copeland, per il secondo antisportivo figlio di una decisione criticatissima degli arbitri. È stata una serie finale meno continua per la guardia Usa, ma anche lui ha portato le proprie briciole alla casetta della promozione in serie A.

«Ancora non mi rendo conto di quello che abbiamo fatto – queste le prime parole di coach Brienza al termine della gara – Quando arrivai a Pistoia, mi accorsi subito di avere un gruppo di grandi persone, prima che di grandi giocatori. A darci la carica giusta è stata la vittoria della supercoppa; è arrivata dal nulla. Da lì abbiamo cominciato a crederci».

«La forza di questa Pistoia è stata il gruppo – prosegue – Già nella serie con Cantù e in quella con Piacenza, abbiamo sempre avuto la volontà e la forza di andare oltre le difficoltà. E anche stasera (sabato, ndr), dopo l’espulsione di Copeland, i ragazzi non si sono persi d’animo. Lo scorso anno Verona ci ha fermati, e quella sconfitta ci è servita per centrare l’obiettivo». Un obiettivo che riporta Pistoia nell’Olimpo del basket, unica squadra toscana di A1.

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