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Il caso

Via i gessi di Marini da Pistoia, il presidente della Fondazione: «Sono a rischio, per il futuro due sedi museali»

Le proteste nel 2019 per la chiusura del Palazzo del Tau in corso Fedi
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Le proteste nel 2019 per la chiusura del Palazzo del Tau in corso Fedi

Il Consiglio di Stato martedì ha annullato il vincolo del ministero sul Palazzo del Tau non a norma

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PISTOIA.  Entro qualche settimana, le opere del maestro Marino Marini lasceranno il Palazzo del Tau di corso Fedi, peraltro privo da tempo dei requisiti di agibilità. I gessi saranno i primi ad essere portati via, visto che il rischio di un loro definitivo deterioramento è ritenuto elevato.

La recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato il vincolo fra opere e attuale sede museale, ha in pratica dato il via a un "conto alla rovescia" dagli esiti assolutamente imprevedibili. Sulla destinazione definitiva di queste opere, tuttavia, il mistero è ancora fitto, anche se appare ormai certo che il "corpus" museale della collezione attualmente custodita al Tau verrà suddivisa in almeno due collocazioni diverse. Una parte potrebbe restare a Pistoia, magari a Palazzo Fabroni, sede del museo del Novecento, sempre che quest'ultimo abbia le caratteristiche tecniche e architettoniche necessarie per ospitare le opere. L'altra parte della collezione potrebbe invece imboccare l'autostrada A11 e prendere la via di Firenze, dove, in San Pancrazio, esiste il polo museale principale della Fondazione Marini.

La gran mole di opere del maestro può tuttavia garantire l'esistenza di due realtà museali distinte, una a Firenze l'altra a Pistoia, come sostiene in proposito il presidente della Fondazione, avvocato Carlo Ferdinando Carnacini: «Il non riconoscimento del vincolo apre finalmente prospettive nuove su una questione che pareva cristallizzata. Logico è a questo punto proporre due diverse sedi museali, una a Firenze e l'altra a Pistoia, che dialoghino e interagiscano fra loro. La sede di Pistoia rimarrebbe comunque titolare delle autentiche delle opere, dell'archivio e della didattica, oltre che ospitare parte delle opere del maestro, mentre la sede di Firenze potrebbe dare consona ospitalità a un numero consistente di opere. L'importante adesso è fare chiarezza su dove sarà l'ubicazione della futura sede pistoiese del museo, visto che finora su questo punto si addensano nubi impenetrabili».

Che la situazione sia giunta comunque a un punto di svolta è ampiamente riconosciuto da Carnacini che mai ha ritenuto il vecchio "status quo" come una situazione immodificabile: «La sentenza del Consiglio di Stato mette una pietra tombale su una vicenda assurda. Chi ne esce sconfitto è il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi che sul presunto vincolo aveva impostato l'intera sua narrazione. Tomasi non offre soluzioni concrete per le opere del maestro: propone soltanto un progetto futuribile, che si potrà realizzare solo ed esclusivamente se verranno trovati quei finanziamenti che, attualmente, non ha». Le bordate del presidente della Fondazione sono rivolte al grande piano di ristrutturazione del complesso monumentale di San Lorenzo che, una volta ultimato, dovrebbe ospitare in una sua ala anche il museo Marini. «Le opere del maestro – tuona l'avvocato – non possono più aspettare. Soprattutto i gessi sono a rischio di deterioramento. Continuare a tenere le opere in un ambiente non idoneo sarebbe da irresponsabili. Faccio inoltre notare che, vincolo o non vincolo, il Palazzo del Tau non è stato ancora sottoposto ai lavori di adeguamento necessari per restituirgli la fruibilità. Questa sentenza – conclude Carnacini – rappresenta uno schiaffo senza uguali non solo per il sindaco di Pistoia, ma anche e soprattutto per coloro che, come la Sovrintendenza, hanno svolto un ruolo di approssimati consiglieri in una vicenda che invece necessitava una dose decisamente più ampia di apertura mentale».

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