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Rapina un’anziana per quattro monete da due euro: finisce in carcere
Si era impossessato dei soldi finiti sul pavimento in un bar per poi colpire alla nuca e far cadere a terra la donna che le chiedeva indietro
PISTOIA. Quando all’anziana cliente del bar sono cascate su pavimento alcune monete da due euro, lui si è precipitato a raccoglierle, per poi reagire alla richiesta di restituzione da parte della donna colpendola alla nuca e facendola cadere a terra. Dileguandosi quindi in strada in tutta fretta. Senza tenere conto che in quel locale e in quel tratto di viale Adua, che lui frequentava quotidianamente per mettere insieme qualche soldo, in tanti lo conoscevano, perlomeno di vista.
È con l’accusa di rapina perciò che, al termine delle rapide indagini condotte dai carabinieri della stazione di Capostrada, che il 26enne nigeriaro, è finito in carcere. Il giovane profugo (residente a Pistoia in una struttura per immigrati del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) è stato colpito da una misura cautelare disposta dal gip del tribunale su richiesta della procura .
L’episodio è avvenuto il 19 aprile scorso, come accennato in un bar di viale Adua. Vittima, una donna pistoiese di 73 anni, abituale frequentatrice del locale, che era intenta a cambiare in monete una banconota alla macchinetta automatica. È stato a quel punto che le sono cadute a terra quattro monete da due euro, di cui si è prontamente impadronito il 26enne migrante, anch’egli assiduo frequentatore del bar e delle attvità commerciali circostanti. Quando la donna gli ha chiesto di restituirle i soldi, lui ha reagito urlando e colpendola alla nuca, facendola cadere. Alle grida dell’anziana, sono accorsi alcuni clienti: anche loro hanno riconosciuto nel giovane che si stava allontanando l’immigrato di nove Elvis che spesso avevano visto chiedere qualche spicciolo davanti all’ingresso.
Sul posto sono subito accorsi i carabinieri, che hanno raccolto dalla vittima e dagli altri avventori le testimonianze attraverso le quali sono riusciti a identificare il fuggitivo e, una volta avvenuto il riconoscimento fotografico, hanno provveduto a denunciarlo alla procura. Che ha quindi chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la misura cautelare.
Assistito dall’avvocato Marilena Albanese, il giovane è stato interrogato dal gip: per il momento rimarrà in carcere in quanto, non disponendo di un vero domicilio ma essendo ospite di un centro di accoglienza , non può ottenere una misura restrittiva meno afflittiva, come appunto gli arresti domiciliari.
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