Fuggita dalla guerra in Bosnia e accolta a Santomoro: è morta Begzada
Pistoia: una storia di integrazione che è durata trent’anni
PISTOIA. Alle sue spalle aveva una storia di integrazione con la I maiuscola tanto che oggi a Pistoia sono in molti a piangerla. È scomparsa dopo una breve malattia Begzada Mujkanovic, 57 anni, (nella foto con il marito) che nel 1993 era stata ospitata dal Comune come profuga bosniaca insieme alla famiglia. «L’avevo conosciuta quando, da assessore alla cooperazione internazionale del Comune, andai in Istria per portare in Italia tre famiglie di profughi bosniaci, costretti a fuggire dalla guerra fratricida che allora insanguinava la ex Jugoslavia, che avevamo deciso di accogliere – racconta Tiziano Carradori – Fu allora che conobbi le famiglie Mujkanovic e Kalic, ospiti di un campo profughi istriano sfollati da Brcko, una cittadina non distante da Sarajevo».
«Li accompagnammo a Santomoro, dove eravamo intervenuti sulla ex scuola per adattarla ad ospitare fino a tre famiglie – va avanti – L’accoglienza che riservò loro Santomoro fu straordinaria, a partire dalla cena di benvenuto che organizzammo al circolo Arci. Ma straordinari furono anche i paesani, che strinsero attorno ai nuovi arrivati una catena di affetto e sostegno concreti e duraturi. Merito loro, ma certamente merito anche delle due famiglie bosniache e di Begzada, che ha fatto di tutto per farsi apprezzare».
«E sinceramente non si poteva non provare una forte simpatia per questa donna piccola ed esile, ma tenace, determinata e forte come una roccia – va avanti – Ha fatto, come gli altri delle due famiglie, mille lavori. È stata sfruttata in modo indegno. Ma lei e gli altri non hanno mai mollato, accettando lavori duri e sottopagati. Hanno resistito e hanno lasciato un lavoro ottenuto soltanto dopo averne trovato uno con condizioni migliori».Poi pochi mesi fa la malattia che non le ha lasciato scampo. Per chi vuole salutarla, Begzada si trova alle cappelle della Croce verde fino a domani.
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