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Pistoia

L’operazione

Casalguidi, operai costretti a lavorare 13 ore sette giorni su sette: imprenditore in carcere

di Massimo Donati
Casalguidi, operai costretti a lavorare 13 ore sette giorni su sette: imprenditore in carcere

Blitz dei carabinieri in un’azienda di confezioni a Ponte Stella. La porzione di stabile occupata dalla ditta di Zhiming Huang è stata messa sotto sequestro preventivo dai militari

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CASALGUIDI. Quando i carabinieri, dopo settimane di appostamenti, hanno fatto irruzione nel capannone, intenti a lavorare ai macchinari hanno trovato dieci operai, cinesi e pakistani. Chi con regolare contratto, chi completamente al nero, ma tutti accomunati da una condizione di sfruttamento intollerabile: quasi 13 ore di lavoro al giorno, spezzate solo da una piccola pausa pranzo di venti, trenta minuti, sette giorni su sette. Per compensi concordati fra i 900 e i 1.500 euro, sempre in contanti, al lordo, per alcuni di loro, dell’“affitto” di una sorta di loculo in cartongesso dove dormire e di generi alimentari da ritirare in un determinato negozio.

È con l’accusa di sfruttamento di lavoro nero che nella tarda mattinata di mercoledì scorso i carabinieri della Stazione di Casalguidi hanno arrestato in flagranza di reato un imprenditore cinese, Zhiming Huang, 43 anni, residente a Prato. Teatro del blitz (a cui hanno preso parte anche i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Pistoia, la polizia municipale di Serravalle e i tecnici dell’Ispettorato territoriale del lavoro) è stato un capannone artigianale di via del Redolone, a Ponte Stella, nel comune di Serravalle, in cui, in affitto, l’imprenditore cinese, dallo scorso settembre, aveva avviato la propria attività di confezioni tessili “Confezione Mario”.

Come detto, era circa un mese che i militari della locale stazione dell’Arma tenevano d’occhio quel capannone, in cui il lavoro proseguiva anche durante le ore notturne. E raccolte informazioni sufficienti, lo scorso mercoledì hanno deciso di procedere a un controllo. Trovando all’interno 8 operai cinesi e 2 pakistani (tutti residente fra Prato, Signa ed Empoli), oltre al titolare che controllava di persona l’andamento del lavoro (all’uomo viene contestata anche questa sorveglianza arbitraria nell’ambito dello sfruttamento).

Interrogando con l’ausilio degli interpreti i lavoratori, i carabinieri sono riusciti ad accertare le modalità con cui si svolgeva l’attività, con turni al limite della sopportazione. I due giovani pakistani – a quanto pare gli ultimi arrivati, hanno spiegato, ad esempio di avere un contratto a tempo determinato di 20 ore settimanali ma di essere costretti a lavorarne 90, sette giorni su sette, senza giorno di riposo. E di non aver ricevuto mai alcuna busta paga: solo contanti. I due, a fine turno, di solito alle 22, andavano poi a dormire, così come due degli operai cinesi, in un immobile di via Montalbano destinato ad attività di ristorazione, in cui erano stati ricavati, con il cartongesso, delle piccole stanze di due metri e mezzo per tre, ciascuna con più posti letto.

Sistemazione per la quale veniva loro detratta una quota della paga mensile. Così come parte della paga pattuita per uno di loro (500 euro) veniva versata direttamente a un negozio di generi alimentari dove doveva andare a fare la spesa.

Sia l’azienda di via del Redolone che il ristorante-dormitorio sono stati sottoposti a sequestro preventivo.

Oltre al reato di sfruttamento, all’imprenditore sono state contestate anche numerose violazioni delle norme in materia lavorativa e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Nonché quella all’impiego di tre lavoratori completamente al nero, senza alcun tipo di contratto e di copertura assicurativa e previdenziale.

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