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Dieci anni di crisi: in totale chiusi oltre 200 negozi a Pistoia
Il report di Confcommercio: reggono bar e ristoranti passati da 216 a 244 attività. Il centro storico soffre più della periferia e il Covid ha aggravato la situazione
PISTOIA. Nell’arco di un decennio - dal giugno 2012 allo stesso mese del 2022 - a Pistoia sono spariti 213 negozi di commercio al dettaglio. Nello stesso periodo è leggermente cresciuta la curva dei pubblici esercizi (bar e ristoranti), che sono diventati 25 in più. I dati attuali si collocano inoltre al di sotto dei numeri registrati in epoca pandemica. Sono gli elementi che emergono dall’ultimo report stilato dall’ufficio studi Confcommercio sulla demografia d’impresa nei centri urbani, prendendo in considerazione le attività fuori e dentro il centro storico. Un trend preoccupante: la progressiva erosione del commercio al dettaglio è un fatto acclarato e la fase ascendente vissuta da alberghi, bar e ristoranti non basta per supplire al dislivello che si è venuto a creare.
Se nel 2012 le imprese legate al commercio al dettaglio nel centro storico erano 517, oggi sono 377 (- 27%); un dato, quello odierno, largamente inferiore anche rispetto al 2019: in epoca pre-Covid c’erano 419 attività. Segno negativo anche per i negozi fuori dal centro, con le 447 attività del 2012 che sono diventate 374 dieci anni più tardi (-16,3%). In questo caso il dato intermedio esprimeva una impercettibile variazione (nel 2019 erano 379).
Un quadro amaro, soltanto parzialmente mitigato dai dati che emergono per quel che concerne il versante dei pubblici esercizi, con alberghi, bar e ristoranti che fanno segnare una risalita. Nel centro storico erano 216 le imprese del segmento, diventate poi 244 dieci anni dopo (+12,96%): un dato incoraggiante, ma pur sempre inferiore alla media 2019 (quando le attività registrate erano 257). Per quanto riguarda la cerchia fuori dal centro storico, se dieci anni fa il dato era di 174 imprese, nel 2022 diventa 171 (- 1,72%), ancora lontano dal picco del 2019 (195 imprese). In generale, sommando tutti i pubblici esercizi, lo scarto che si ottiene è tra le 390 attività del 2012, contro le 415 del 2022 (+ 6,41%).
«Quella che possiamo osservare - commenta Gianluca Spampani, presidente di Confcommercio Pistoia e Prato - è una dinamica alquanto preoccupante rispetto al processo di desertificazione del commercio al dettaglio, con il centro storico che soffre maggiormente. Per invertire quanto prima questa tendenza occorre accelerare tutti quei processi che possono determinare una tangibile riqualificazione urbana. Il commercio, oltre ad essere tratto identitario del nostro territorio è da sempre spinta per la sua economia e assolve, con i suoi presidi, a una vitale funzione sociale. Dunque, se da un lato ci conforta parzialmente la crescita vissuta dai pubblici esercizi, dall’altro è cruciale ricorrere in modo sempre più adeguato e selettivo alle risorse di strumenti come il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per scongiurare questa progressiva e pericolosa erosione».
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