Il presidio
La famiglia ha problemi con il trasporto per il bimbo in chemio: arriva il supporto gratuito
Un piccolo di tre anni che doveva andare in ospedale al Meyer: l’aiuto della Misericordia
PISTOIA. Quando la Regione, a novembre, ha emanato le nuove direttive sui trasporti assistiti, prevedendo che in convenzione restassero solo quelli per pazienti con necessità di essere trasportati in ambulanza, il pensiero della Misericordia di Bottegone è andato al piccolo di tre anni che da alcuni mesi stavano trasportando al Meyer per un ciclo chemioterapico.
«Mio figlio – racconta la madre – non ha ancora bisogno della carrozzina, come richiesto dal nuovo modello organizzativo, e l’unico trasporto in ambulanza che abbiamo fatto è stato per lui traumatizzante. Aveva l’imbracatura ma doveva stare in posizione inclinata e con le gambe stese. Adesso – aggiunge – sta iniziando l’ultima fase intensiva della chemio: una volta alla settimana per un mese. Fino a poco tempo fa i viaggi erano più frequenti». La Misericordia, con i suoi volontari, Gigliola Morgantini in testa, ha rappresentato per il piccolo un supporto professionale e umano in grado di rendere meno pesante un’esperienza così faticosa. E anche per i genitori è stato di conforto sapere che c’era almeno un’altra persona con loro: «Io ho preso l’aspettativa dal lavoro, ho anche un’altra figlia da accudire. Mio marito non riusciva a conciliare sempre coi suoi impegni di lavoro le terapie del bimbo».
Per alcune settimane la Misericordia ha deciso di occuaprsi gratuitamente del bambino. Poco prima di Natale è poi arrivato il via libera, con allegata richiesta, del medico del Meyer, per il trasporto convenzionato gratuito. «Un medico più sensibile si è assunto la responsabilità di chiedere per mio figlio la possibilità di un trasporto da casa all’ospedale che fosse il meno traumatico possibile. Mio figlio – racconta la mamma – è in cura da maggio. È iniziato tutto con una tonsillectomia e da lì sono emersi altri problemi. Ha avuto anche reazioni da chemio. Non è, come si può immaginare, un momento facile. È una botta tremenda che arriva sulle spalle di una famiglia e non è sempre facile sopportarla. Per fortuna non ci stanno facendo sentire soli. Ringrazio la Misericordia, ma anche tutte le persone – vicini e amici – che in questi mesi si fanno vive con telefonate o messaggi. E suonano al campanello di casa per capire se abbiamo bisogno di qualcosa. È di grande conforto».
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