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Caro bollette, protesta all’Hitachi. I sindacati però si spaccano
Fiom: «Lottiamo per l’indotto». Cisl critica: «Manifestazione sbagliata»
PISTOIA. Il caro bollette «che si mangia un terzo degli stipendi dei lavoratori» e il differente trattamento economico tra gli operai dell’indotto e quelli assunti in Hitachi. A parità di mansioni «circa 300 euro in meno al mese. A questi – afferma Andrea Vignozzi (Fiom Cgil) – vanno aggiunti 4mila euro l’anno di premio di produzione a cui hanno diritto i lavoratori Hitachi e non quelli dell’indotto».
Braccia incrociate stamani, dalle 10 alle 11, tra gli iscritti alla Cgil nello stabilimento ferroviario di via Ciliegiole. Uno sciopero che non convince la Fim Cisl, il sindacato con il maggior numero di iscritti in Hitachi: «Condividiamo i temi, non la forma di protesta scelta», afferma Juri Citera, segretario Fim Cisl Toscana Nord.
Vignozzi spiega che lo sciopero di stamani «s’inquadra nel contesto di iniziative analoghe portate avanti dalla Cgil nell’area metropolitana Firenze – Prato – Pistoia per difendere e promuovere la piattaforma presentata dal maggiore sindacato italiano al Governo il 14 settembre. Una piattaforma di richieste che vede nella lotta al lavoro precario e nella tassazione degli extra profitti i punti cardine».
In concomitanza con lo sciopero, sarà presente stamani davanti ai cancelli di Hitachi Rail il segretario Fiom dell’area metropolitana, Daniele Calosi.
«Ci saranno i lavoratori, con le loro bollette che – afferma Calosi – rischiano di mandare in tilt i bilanci familiari. I rincari sono già iniziati da mesi, ma la tempesta perfetta che si preannuncia all’orizzonte farà danni sociali da cui sarà molti difficile riprendersi: bollette astronomiche, chiusure di aziende e casse integrazioni. Le bollette si mangeranno un terzo dello stipendio di molti. Chiediamo alla politica interventi strutturali immediati ed efficaci, prima che si crei un vero e proprio disastro sociale».
«Ci rivolgiamo al nuovo Governo – dice Vignozzi – ma le proteste vanno avanti da quasi un anno, ancora prima che iniziasse la guerra. Già allora c’erano i pericoli di un aumento vertiginoso, che poi, puntualmente, si è verificato».
In Hitachi sono presenti 500 dipendenti dell’azienda e 550 dell’indotto. Assunti in aziende terze ma che lavorano nello stabilimento con le stesse mansioni degli operai Hitachi: «Il protocollo che siamo riusciti a far firmare all’azienda lo scorso anno – ricorda Vignozzi – ha permesso anche a quelli dell’incentrato di poter usufruire della mensa interna, ma le disparità economiche rimangono alte. Hitachi deve affrontare il nodo dell’assorbimento al proprio interno di queste maestranze».
Scettico sulla formula dello sciopero si dichiara Juri Citera, il quale afferma che «i motivi della protesta sono condivisibili, ma a mio parere non la forma. Non capiamo la necessità di uno sciopero che porta via risorse economiche a lavoratori già in difficoltà quando – sostiene – si sarebbe potuto ottenere una cassa di risonanza maggiore con una manifestazione unitaria, magari di sabato, fino ad arrivare sotto le finestre del prefetto. Ancora una volta la Fiom ha invece preferito agire da sola».
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